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ROBERTO BENIGNI

PINOCCHIO

A cura di Dario Bucci

Pubblicato il 14/10/2002

Italia 2002 - Regia Roberto Benigni - Con Roberto Benigni, Carlo Giuffré, Nicoletta Braschi,Kim Rossi Stuart, Peppe Barra, Franco Javarone, Max Cavallari, Bruno Arena, Mino Bellei, Luis Molteni, Corrado Pani.

foto intervento pinocchio PINOCCHIO-BENIGNI  al varco.
Tutti l'attendevano con ansia. Tanta ansia, snervante ansia. Ansia da cattivi pensieri, congetture e giudizi affrettati.
L'indizio di un semplice Trailer era sufficiente a scatenare la baraonda dei mormorii.
"BENIGNI VIENE DA UN OSCAR COME MIGLIORE ATTORE E NON HA VOLUTO SPRECARLO" - mormorava il coro dei maligni (io c'ero) - "HA COSTRUITO UN FILM PER GLI AMERICANI E SUGLI AMERICANI" (questo l'ho detto pure io ma mi era stato suggerito ). "UNA FAVOLA OTTIMISTA E DI MANIERA" continuavamo ingrati - "CON FACCETTE DA COMMEDY DISNEYANA" (la peggiore delle accuse antipinocchiane....Disney è stato il più barbaro deturpatore della contenutistica collodiana)...
"BENIGNI DOVE VAI?" rincaravano gli altoparlanti " IN CHE POSTO? PARTENDO DA DOVE? PASSANDO PER COSA? "
Si aveva torto.
Il PINOCCHIO di Benigni è un CAPOLAVORO, non in senso assoluto,  ma in senso di onestà, amore, coraggio e coerenza.
Il grande Benignaccio che viene dai monologhi infiniti e sboccati, dal CIONI MARIO e da BERLINGUER TI VOGLIO BENE ha confermato, ancora una volta, di essere un grande autore. Un grande autore disposto ad annullarsi completamente in virtù di un autore ancora più grande di lui: l'immenso e bizzarrissimo Collodi dal prodigioso fantasticare, un autentico inventore e reinventore mondistico...Inventava un mondo fatto a misura della sua strampalata visione. Più che un autore di favole era un favoleggiatore e dal suo favoleggiare nacque non una favola, ma un capolavoro assoluto della letteratura, riboccante della più originale, fantasiosa, surreale ilarità mai creata.
Benigni si è avvicinato a Collodi con grande amore e umiltà. La sua comicità, daltronde, presenta molti tratti in comune con quella del suo conterraneo di cento e più anni fa....Entrambi hanno un'anima popolare e paesana, entrambi amano lasciarsi trasportare dall'immaginazione. C' è però una differenza fondamentale.
Benigni è giocoso, rotondo, allegro, comunicativo, armonizzato con l'umanità. Collodi no. E' solitario, asciutto, lapidario, uggioso, ipocondriaco, misantropo.
Festante, giocoso e fanciullesco è Benigni. Assertore dello scappellotto e integralista della buona condotta è Collodi. Non tollerava i bambini vivaci perchè erano nemici di quella pace e quel silenzio che tanto amava. Il suo romanzo è costellato dal ronzio perpetuo di una morale repressiva "BADA PINOCCHIO CHE I BAMBINI CATTIVI FINIRANNO MALE", "GUAI A QUEI BAMBINI CHE NON OBBEDISCONO AI GENITORI, FINIRANNO O IN GALERA O ALL'OSPEDALE"....Ma questo aspetto di Collodi  (che piaccia o non piaccia è presente ed è inutile negarlo) faceva parte anch'esso della sua bizzarria che esercitava in ogni momento della vita...Pochi sanno delle sue curiose manie e  fobie come quella di fare, ogni notte prima di addormentarsi, un giro per la sua ampia casa armato di pistola e candela a controllare che non vi fossero assassini nascosti.
Ma Benigni si è messo completamente a disposizione del Mondo di Collodi, sia come regista che come attore. E con lui anche l'inseparabile Cerami e il povero Donati, la cui ricchezza delle scenografie e dei costumi non è in contrasto con la semplicità ricca solo di immaginazione della poesia collodiana...
Ha avuto coraggio Benigni. Ha rinunciato a ogni sorta di quelle rivisitazioni che vanno tanto diffondendosi e che altro non sono che semplificazioni, degli ascensori per rendere meno problematico il passaggio fra carta scrittta e rappresentazione (è sempre quest'ultima a perderci)....Benigni ha voluto salire le scale a piedi, rimanendo fedelissimo alla narrazione e ai bellissimi dialoghi (poche modifiche ma una  mi brucia....L'esclusione di Mastro Ciliegia a cui ero tanto affezionato...pensate che Mastro Ciliegia era il sopranome del mio caro e compianto zio Ubaldo). E Benigni tutto sommato riesce nel suo intento. Qualche volta no e molte volte sì.  La vivida forza delle trovate del romanzo viene consegnata in molta della sua interezza.
Bravi e giusti tutti gli attori. Bravo Benigni che recita per tutto il film con gli occhi illuminati di gioia e entusiasmo. Grande come al suo solito Carlo Giuffré (anche se sul suo personaggio incombe sempre Nino Manfredi, il GEPPETTO per eccellenza). Forse da due attori di classe come Peppe Barra e Franco Javarone (insieme come ai tempi della GATTA CENERENTOLA) era lecito attendersi qualcosa in più....
Ma il più bravo di tutti è Kim Rossi Stuart che da vita a uno splendido Lucignolo, l'eroe rivoluzionario della disubbedienza, della svogliatezza e della cattiva strada, l'eroe per cui Collodi non ha alcuna pietà e commiserazione e gli fa fare una bruttissima fine...e anche Benigni, obbedientissimo a Collodi, poco può fare per lui...si limita ad addolcirgli la morte con un'ultima leccata al lecca--lecca che è la fine del mondo.
Solo nel finale Benigni trova il coraggio di ribellarsi....o meglio non ha il coraggio di obbedire a Collodi e non attenendosi alle sue severe disposizioni  di rigoroso inquadramento del bambino, aggiunge (ma sarebbe stato meglio non farlo) l'ombra di Pinocchio in beffarda fuga da quella  famosa e geniale battuta capolavoro di arguta esemplificazione : COME ERO BUFFO, QUAND'ERO BURATTINO! E COME ORA SONO CONTENTO DI ESSERE DIVENTATO UN RAGAZZINO PERBENE".

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