
Facce da malavita di mezza tacca, figure da malvissuto inoltrato, sagome investite dalle contrarietà, aria di desolazione.
Sono Zack e Jack, ossia due fuligginosi esponenti dei margini estremi di una società degradata.
Ad interpretarli sono Tom Waits - il cantante attore - e John Lurie - il sassofonista attore. Il regista Jim Jarmusch non poteva scegliere di meglio. I due attori - in particolare Tom Waits ma neanche John Lurie scherza - hanno una tetra loscheria stampata in ogni tratto.
Zack e Jack colpevoli di inezie, incastrati dalla polizia, condannati a incontrarsi e conoscersi in una prigione. Una prigione che non può ulteriormente ingabbiarli, che non può ulteriormente indolenzirli, che non può essere più squallida della loro libertà. Tempo e spazio non hanno alcun valore. Condannati, buttati, disillusi. Territori che non ascoltano presi dai loro pensieri, pianeti che non comunicano presi dal loro senso di individualità (unico valore che conta).”IO CON TE NON TRATTO” dice Jack a Zack. Ma i due qualcosa (molto poco) finiscono col dirsela e si scopre così che Zack in un suo oscuro passato è stato D.J. di successo.
“BISOGNA CAVARTI LE PAROLE DI BOCCA E SEI UN D.J.?” Dice meravigliato Jack.
A questo punto il film potrebbe anche finire. I due si sono detti tutto quello che avevano da dirsi.
E allora Jarmusch spedisce nella loro prigione un diverso individuo, una opposta cultura, , uno corpo estraneo, quasi un marziano: ROBERTO BENIGNI un po’ pinocchio (nello spirito candido) e un po’ Charlot (nello spirito libero).
Benigni fa irruzione con tutto il suo bisogno comunicativo, gestisce con profitto le difficoltà della lingua inglese, anzi ne fa sapiente uso (come ogni bravo attore nei confronti delle difficoltà), diventa un’arma in più a disposizione del suo umorismo fatto di pittoreschi impianti verbali e di racconto.
Nel gelo di questo film qualcosa comincia a sciogliersi. L’atmosfera triste blues ha dei momenti di allegria. Zack e Jack incorano con Benigni: “I SCREAM, YOU SCREAM, WE SCREAM FOR THE ICE CREAM”.
Con Benigni tutto diventa possibile anche evadere.
Con l’evasione non ci sono più ambienti chiusi ma si respira aria di ON THE ROOD. Anche l’ambientazione migliora, da cupa e tetra diventa spettrale e paludosa. Un altro momento di grande umorismo è dato dal monologo di Benigni sulla mamma Isolina.
Il film di Jarmusch che sembra condotto anche un po’ a casaccio, trova la sua grande forza - oltre che sulla comicità di Benigni e sulla splendida fotografia in bianco e nero di Robby Muller - sulla fascinosa impercettibilità dei rapporti e dei legami che si istaurano, cinici solo nell’aspetto. Benigni che non sa nuotare non viene ingratamente abbandonato.
Ma Jarmusch è un regista da rock polveroso e non produce ottimismo, il contatto tra pianeti diversi non può essere duraturo. A ciscuno il suo mondo. A Benigni il calore domestico di Nicoletta Braschi e a Zack e Jack il bivio dove si salutano, si dividono, si diramano. Verso un futuro rugginoso quanto il passato, quanto la canzone blues di Tom Waits nei titoli di coda.
1053









Anteprima del commento