Spettacolare apertura della XX edizione delle Giornate del Cinema Muto di Sacile, con Orochi del 1925, uno dei più antichi Jidai geki )film di avventura in costume) che racconta le avventure di un samurai isolato e denigrato nell’epoca antecedente la restaurazione Meiji.
La rappresentazione sacilese è stata impreziosita dalla presenza in sala di Midori Sawato, ultima allieva del grande Matsuda e ultima rappresentante dell’antica arte del Benshi .
Questa tradizione, nata dal teatro bunraku dei burattini, venne introdotta alle origini del cinematografo in quanto il pubblico giapponese sentiva il bisogno di un narratore che gli spiegasse il significato di quanto stava avvenendo sullo schermo.
L’avvento delle didascalie e della musica di accompagnamento non portò allo smarrimento di questa figura ormai tradizionale che, anzi, era a volte più acclamato delle stesse star del muto e continuò ad essere presente fino alla netà degli anni trenta ed all’avvento del sonoro, quando il cinema divenne una merce industriale di consumo e l’arte non venne più richiesta e riconosciuta come prima.
Il commento presentato a Sacile è quello creato apposta dal maestro Matsuda per la versione da lui acquistata direttamente nel 1965 e presentata qui per la prima volta nell’Occidente.
Massimo "Mishima" Tonizzo









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