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By Colonne sonore di FataCarabina
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Colonne sonore di FataCarabina guida dal 21-05-2000
Andy Warhol nasce nel 1928 a Pitttsburgh, figlio di una coppia di immigranti cecoslovacchi. Dal 1945 al 1949 studia arte presso il Carnegie Institute of Technology. Nel 1950 inizia a lavorare come grafico pubblicitario a New York. È nel 1960 che A.W. intrapprende la sua carriera artistica, che in brevissimo tempo lo porterà ad essere la personalità di spicco della Pop Art americana. La Pop Art interpreta i temi più tipici della cultura di massa americana, a volte irronizzandoli, a volte amplificando i suoi innegabili effetti di suggestione. Nello stesso anno comincia la sua caratteristica produzione di immagini trattate con una nuova tecnica: la serigrafia. L' artista fotografa un soggetto, lo sviluppa in diapositive; poi, proietta la diapositiva su una tela bianca e copia l'immagine prima a matita e in seguito con colori acrilici.
Ma Andy è anche musica, la sua collaborazione coi velvet Underground è nota a tutti, come sono note le sue scorribande nel cinema.
Sul sito dell' art museum (primo link) potrete vedere, sentire e gustare alcuni brani dei più significativi della carriera dell'artista, la sua voce, la musica dei Velvet e un'infinità di video e rarità, oltre, naturalmete, poter visitare il suo museo in maniera comoda e direttamente a casa vostra.
il film Ho sparato a Andy Warhol:
Premio Speciale della Giuria al Sundance Film Festival del 1996 per la migliore attrice protagonista, Ho Sparato a Andy Warhol è il lungometraggio con il quale Mary Harron, già giornalista e regista di programmi televisivi, debutta come sceneggiatrice e regista per il grande schermo.
Formatasi come critico di musica rock in Inghilterra, la Harron scrisse per il Melody Maker ed il New Musical Express la storia dei Velvet Underground e quella di Andy Warhol e della sua Factory, un uomo ed un mondo che la avevano da sempre affascinata e che ora fanno da sfondo, ma non solo, alle vicende di Valerie Solanas, il personaggio chiave del suo film d'esordio.
Interpretata da una bravissima Lili Taylor, la cui recitazione convulsa e sopra le righe risulta necessariamente appiattita dal doppiaggio italiano, Valerie Solanas, figura simbolo per i movimenti femministi più intransigenti ed estremisti d'America, è la donna che, dopo il fallimento di tutti i suoi ideali, schiacciata dal peso di ciò che Andy Warhol stava rappresentando nella sua vita, cercò di uccidere con un colpo di pistola il re della pop art.
Lesbica, prostituta, scrittrice di romanzi dal linguaggio crudo e osceno, fondatrice dello SCUM, Society for Cutting Up Men, e autrice dello SCUM Manifesto, Valerie Solanas, fermamente convinta dell'inutilità della figura maschile e della possibilità di una società fatta di sole donne, propugnava l'eliminazione fisica degli uomini.
Ma accanto all'attivista militante, descritta del resto come un'esaltata dalla stessa Harron, c'è la donna fragile, la cui instabilità mentale è resa ancor più accentuata dal contatto con la dimensione irreale della Factory di Warhol, ed è questa, in fondo, la Valerie Solanas che Ho Sparato a Andy Warhol tende a mostrarci, una donna che arriva a premere il grilletto non per cominciare a mettere in pratica quanto aveva teorizzato nel suo manifesto, ma in quanto sopraffatta dalla sua stessa fragilità.
E' il personaggio di Andy Warhol, però, e più ancora la rappresentazione della sua Factory, fucina di giovani talenti artistici, pittori, fotografi, cineasti, tutti rigorosamente recanti ben impresso il marchio Warhol, ad interessare maggiormente, ed è evidente come anche Mary Harron la pensi così e che, in fondo, la storia di Valerie Solanas non sia niente più che un pretesto per potersi tuffare indietro nel tempo, sul finire degli anni sessanta, in un loft sulla quarantasettesima strada.
E' qui, fra pareti in alluminio e pavimenti argentati, che nasce il mito che porta il nome di Warhol, un uomo potentissimo, a capo di un vero e proprio impero, che riesce a tramutare in oro tutto ciò che tocca, ma al tempo stesso, e così lo vediamo attraverso le sembianze di Jared Harris, timido, pauroso, introverso.
(tratto da www.revisioncinema.com)