A cura di FataCarabina
Pubblicato il 23/02/2004
Tra il teatro-canzone, la satira politica, l’invettiva, l'acido spettacolo di Claudio Bisio commuove riscoprendo nei bambini la speranza.
Dopo Monsieur Malaussène e La Buona Novella, Claudio Bisio ritorna per la terza volta al teatro per un one-man show irresistibile, poetico e divertente.
Ispirato ad una serie di scritti di Michele Serra e di Giorgio Terruzzi ed al concept-album del 1973, Storia di un impiegato, in cui Fabrizio De André rileggeva il ’68 in modo amaro e disincantato.
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Come nello spettacolo precedente ("La Buona Novella"), punto di partenza è sempre un disco di Fabrizio De André, uscito esattamente trent’anni fa, che raccontava la progressiva presa di coscienza, o di incoscienza, di un travet, fino ai suoi esiti estremi. E anche qui Bisio canta, o meglio recita, Fabrizio. Cinque canzoni, con voce incerta e distaccata all’inizio, sempre più sicura e coinvolta con il procedere dello spettacolo.
I bambini sono di sinistra è il racconto, quasi il diario, di un uomo dei nostri giorni, alle prese con una realtà frammentaria e incoerente, spesso assurda e paradossale, affrontata dal personaggio in bilico tra lucida ironia e comico sberleffo.
In un monologo che a tratti assume i toni di una bizzarra confessione, il protagonista, sempre ridicolmente in ritardo rispetto ai mutamenti del mondo, rimpiange di aver vissuto solo marginalmente la contestazione studentesca e di aver mancato anche l’appuntamento del G8; rimprovera ai figli di essere soggiogati dalla televisione, ma imbottisce il frigorifero di cibo che non riuscirà mai a consumare e di fronte all’insensato teatrino della politica contemporanea non trova di meglio che rifugiarsi nel sogno di una canzone.
Ma, come afferma il titolo, I bambini sono di sinistra e la speranza si proietta perciò nel futuro, nella loro innocenza e nella loro capacità di affrontare e reinventare il mondo come dimostra, tra l’altro, il toccante epilogo dello spettacolo.
Assecondato e spesso ironicamente pungolato dalla musica delle bravissime strumentiste del Quartetto Zelig, Claudio Bisio si conferma, oltre che “simpatico umorista”, cantante misurato e sensibile ed eccezionale affabulatore, uno dei pochi capaci a graffiare la realtà con il tocco leggero della comicità intelligente.