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By Colonne sonore di FataCarabina
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Colonne sonore di FataCarabina guida dal 21-05-2000
UOMO, SUPERUOMO di Carlito Schilirò
The Abbot, l'abate e mille più alias contraddistinguono Robert Diggs a.k.a. The RZA, unico artefice e mente, nonché anima, spina dorsale e cuore pulsante del Wu Tang Clan. La storia del suo successo personale e collettivo ormai è nota sia nel mondo dell'hip hop che al di fuori. Un'infanzia nel ghetto (oggi, per ovvi motivi ribattezzati projects) di Staten Island, quartiere/città/microcosmo così vicino a Manhattan, quanto distante e (volutamente) isolato. La violenza, ormai è quasi scontato, diventa cibo quotidiano per chi, come lui, cresce nella precarietà. Padri abbandonano i propri figli nelle braccia di madri bambine, l'infanzia privata con la forza, la povertà. Poi il rancore e la disperazione che portano alla violenza gratuita e all'odio, il senso di riscatto, la droga, i soldi, il voler fuggire da una gabbia, sperando in un mondo migliore che non raggiungeranno mai. Una storia che si ripete come un tragico rituale sin dagli anni '60.
Questo lo sfondo di Rza e di tutti quelli che come lui nascono NERI in un mondo troppo bianco, che non li desidera più oggi, ma che li ha intensamente voluti più di 200 anni fa. E allora dopo il periodo di violenza, quasi volesse essere una tappa obbligatoria, arriva la voglia di rivincita. A qualsiasi prezzo, anche a costo di sfondare le porte a calci, ma mai chiedendo pietà o una seconda occasione. Impulsività, ignoranza, magari nessuna maturità, ma tanto, tanto orgoglio. Dei guerrieri, africani o - perché no? - orientali, come vuole l'immaginario di Rza, che sfoga la sua creatività nella musica rap e nell'arte marziale cinese. La musica come arma di difesa, ma soprattutto di attacco: le liriche si fanno taglienti e affilate (nel vero senso della parola) per necessità.
Mafioso, kung fu master, abile marionettista, entrepeneur, Donald Trump del popolo nero, Puff Daddy del ghetto; il Wu Tang è il suo B.I.G., Wu Wear il suo marchio. In quasi 10 anni, The Rza (ancora prima Prince Rakeem) è riuscito dove altri hanno fallito, dando un nuovo significato al termine Hip Hop. Il Wu Tang non è ne un genere isolato e nemmeno un trend passeggero; l'arte di Shaolin rivista da Robert Diggs è Hip Hop nella sua forma più pura. Wu Tang come rap e non solo. Wu come lifestyle, Tang come filosofia. Tutto parte da un sogno. Tre cugini, un unico obbiettivo: imporsi. Sul mercato o sul mondo intero, poco importa. Il verbo deve essere sparso e tradotto in ogni angolo del globo, le api killer non si fermeranno finché anche l'ultima "vittima" non sarà stata punta.
Rza è il Wu Tang sotto diversi punti di vista; architetto della loro fortezza, creatore del loro suono. Seppur incapace di uguagliare la profondità di Ghostface o la follia controllata di Method Man, Rza nasconde in sè una tempesta silenziosa. Una scienza alla base della creazione del Wu, uno studio non svolto tra quattro mura ma sulla strada, specchio dell'animo nero e terreno fertile per storie più o meno veritiere. Purtroppo - nonostante il suo dono e la sua innegabile bravura e versatilità - neanche Rza è capace di tenere lo stesso piede in più scarpe. Così, invece di abbandonare tanti progetti o lasciarli in mano a possibili "rivali", The Rza preferisce istruire dei discepoli del Wu per portare avanti i suoi lavori, pur restando - per quanto possibile - dietro le quinte per supervisionare il processo lavorativo. Un capofamiglia, patriarca attento ai suoi figli e ai suoi fratelli e con un occhio sempre vigile sui propri averi, che siano il Wu Tang gruppo, il Wu Wear o i media.
The Rza. Parte di una più grande identità, il Wu Tang, o per meglio dire "l'universo" Wu, con i suoi mondi paralleli e satelliti. E poi The Rza, uomo, individuo: Robert Diggs diviene supereroe ambiguo, diventa "Bobby Digital". Difensore di chi e di cosa, se non di se stesso e dei propri interessi? Con i suoi personali gusti e desideri, con un cervello e un obiettivo unico e non influenzato o dettato dalla collettività. Un Rza finalmente padrone della scena, in primo piano, anche se in primo piano c'è sempre stato. Non ci sono regole, o per meglio dire le regole vengono riscritte e persino stravolte. Nel mondo di Bobby le pallottole sono digitali, le armi sonore. Un solo motto riecheggia: "All you analog niggas, prepare to be digitized!"… il Kung Fu incontra il blaxploitation style; una cosa a priori assolutamente inconcepibile, ma che tra le mani di Rza/Bobby Digital diventa possibile. E’ così che la filosofia orientale si sposa alle prostitute, i magnaccia e la droga, quasi fossero sempre stati legati a questo modo; lo erano in "Ghost Dog", la colonna sonora, come lo erano quasi dieci anni fa nelle 36 camere. Ed è proprio in "Ghost Dog", film culto di Jim Jarmusch, che Rza trova nuova valvola di sfogo alla sua debordante creatività. Come Curtis Mayfield per "Super Fly" o Isaac Hayes per "Shaft", Rza si scopre ultimo compositore urbano, creando un accompagnamento musicale Hip Hop alle gesta di Forest Whitaker - samurai nero dal codice inflessibile e dalla morale intoccabile - ma che allo stesso tempo sfugge ai canoni (a volti riduttivi) della musica rap. Due dischi accompagnano l'uscita del film, le musiche ispirate al lungometraggio: "Ghost Dog - The Album", con i suoi alti e bassi, 12 titoli creati, missati e registrati interamente da Rza. "Cakes" insieme a Kool G Rap e "Strange Eyes" dei Sunz of Men in testa. Poi il soundtrack originale, ovvero le musiche del film, compilation quasi esclusivamente strumentale, di situazioni e atmosfere create per accompagnare le gesta del samurai killer, ora dolci, ora aggressive e a tratti profonde. Rza crea un tappeto musicale "classico" (seppur nel suo stile) per un film fuori dai canoni. Un aspetto raro di Rza, raro come lo stesso disco di difficile reperibilità.
Dopo questa parentesi Rza tornerà a vestire i panni di Bobby Digital nel seguito di "In Stereo", primo album solista dell'architetto del suono Wu. Torna Bobby e tornano le avventure del superuomo digitale, ma dai vizi molto terreni. Dal caos alla saggezza, per Rza il gap è minimo, entrambe le cose corrono sullo stesso piano nella filosofia Wu. Un'altra occhiata al suo mondo proibito e misterioso, un mondo freddo e sintetico, dove tutto viene scomposto e rimontato numericamente per un volere supremo.