A cura di FataCarabina
Pubblicato il 11/11/2004
Come si misura la popolarità di una colonna sonora? I dati di vendita dei cd musicali sono un segnale importante, ma spesso evidenziano solo un aspetto transitorio del fenomeno, legato al picco di celebrità di un film e delle sue musiche.
Ma quando uno score viene riutilizzato in altre sedi - dalle sigle agli spot pubblicitari alle suonerie dei cellulari, ma anche per destinazioni più “alte”, quali balletti e concerti - allora si può affermare che è entrato nell’immaginario collettivo. Che gode, cioè, di una riconoscibilità immediata che supera – di fatto – la destinazione iniziale. Non sono poi tanti i soundtrack che hanno conquistato un simile status, soprattutto se confrontati con la quantità di musica prodotta negli anni a supporto della settima arte. All’élite dei capisaldi appartiene la colonna sonora scritta da John Williams per la saga di “Guerre Stellari”. Williams è compositore prolifico che negli anni ha saputo guadagnarsi (meritatamente) un posto nell’olimpo della musica da cinema. L’inizio della sua fama è però legato allo score di “Guerre stellari” con cui, quasi trent’anni fa, Williams imprime una svolta nel modo di concepire la musica da cinema. Tramontata l’epoca dei grandi “sinfonisti” alla Herrmann, negli anni ’60 le colonne sonore sono infatti intese soprattutto come estrapolazioni di musica preesistente e l’idea di una partitura realizzata per combinarsi con le immagini di un film ha scarso appeal. L’opera di Williams induce un progressivo sgretolamento di tale concezione attraverso colonne sonore come quelle di “L’inferno di cristallo” e di “Lo squalo” prima di approdare trionfalmente a “Guerre stellari”.