A cura di FataCarabina
Pubblicato il 16/11/2004
una tesi di laurea che è tutto un programma:
Tesi di Giacomo Livotto
Anno: 2002-03 Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia Relatore: Roberto Pugliese
Facoltà: Lettere e Filosofia Lettere
Kubrick è forse il regista più analizzato e discusso dalla critica dell’ultimo decennio. Traduzioni di saggi più o meno datati, monografie, testimonianze, forum e dibattiti on line a non finire. Tutti che dicono la loro opinione e tutti che temono di non spiegare completamente, di ripetere ciò che è stato già detto o scritto, di non poter mettere la parola fine. È difficile infatti confrontarsi con chi ha ucciso i ‘generi’ cinematografici (dal film in costume all’horror, dalla guerra alla fantascienza) o ha ribaltato le regole (la manipolazione della colonna sonora in Arancia meccanica, l’orrore luminoso di Shining, il simbolo al posto del mostro che viene dallo spazio in 2001..). Si ha l’impressione che più che un confronto sia un vero e proprio incontro pugilistico. Diretti di storia del cinema, ganci di filosofia e scienza, montanti di storia della musica arrivano da tutte le parti e puntualmente colpiscono.
La colonna sonora di 2001 non è solo un poema sinfonico che richiama Nietzche ed il suo ‘uomo nuovo’ o un balletto che ricorda la Vienna decadente di inizio secolo, ma è anche l’attesa dello spettatore prima che le immagini compaiano sullo schermo, il dubbio e la suggestione per l’apparizione di un extraterrestre e, soprattutto viaggio, viaggio sulla Luna, verso Giove, oltre il finito.
Questa tesi non si propone di analizzare l’opera musicale, tanto meno di verificare con documenti e testimonianze il ‘progetto 2001’. Ciò che interessa è la radice di scelte stilistiche inedite che hanno portato alla realizzazione di un film ‘nuovo’ e di conseguenza un nuovo approccio per lo sguardo dello spettatore.
Basti pensare, ad esempio all’uso del parlato. I dialoghi tra umani sono pochi, piatti e ininfluenti per lo sviluppo della trama. Il film si racconta attraverso il montaggio delle immagini con i suoni, e l’esperienza che ne risulta è del tutto soggettiva.
Ecco perchè Kubrick parla di 2001 come ‘un esperienza non verbale’ che riguarda la vista e l’udito, i sensi opinabili per definizione.
L’impossibilità di spiegare il film su qualsivoglia binario logico ci costringe a guardare verso i sentieri multiformi delle proprie coscienze rischiando di non essere compresi, come quando si racconta animosamente ad un amico il sogno della notte appena passata scoprendo poi che a lui poco interessa perchè non sono racconti di vita, ma fantasie liberate dal sonno o dalla veglia dei pazzi.