A cura di FataCarabina
Pubblicato il 06/12/2004
Dmitrij Shostakovich non amava il cinema, anzi lo disprezzava, stando almeno a quanto ebbe occasione di raccontare a Solomon Volkov, che nel 1979 ne raccolse le memorie
Un disprezzo, o meglio un fastidio, che serpeggia nelle pagine del libro, ogni qual volta deve citare questo o quel film a cui ha collaborato. E dire che la sua produzione musicale per il cinematografo ammonta a 36 partiture, fra il 1928 e il 1970, cioè da quando compose il commento musicale per il film muto La nuova Babilonia, diretto da Grigorij Kozincev e Leonid Trauberg, fino alla colonna sonora del Re Lear, che Kozincev trasse dalla tragedia di Shakespeare. Un percorso che attraversa quarant’anni di storia del cinema sovietico – e dell’Unione Sovietica in quanto tale –, e quali anni! Dal periodo postrivoluzionario, con le ricerche e le sperimentazioni dell’Avanguardia, agli anni di Stalin e del Realismo socialista; dalla Seconda Guerra Mondiale, con l’arte al servizio della propaganda bellica, al periodo buio della Guerra Fredda; dal “disgelo” e dalla destalinizzazione alle soglie degli anni Settanta, con i fermenti di novità che li caratterizzarono.