A cura di FataCarabina
Pubblicato il 08/04/2005
Adattamento musicale di Leonard Rosenman Barry Lyndon Di Stanley Kubrick di Roberto Gardelli
Devo essere stato uno dei pochi che, a distanza di trent’anni dall’uscita nelle sale cinematografiche, non aveva ancora visto Barry Lyndon.
Ho colmato questa lacuna (gravissima) poche sere fa sprofondando letteralmente nelle splendide immagini del film di Kubrick. Una serie infinita di sequenze che, se estrapolate una ad una dalla pellicola, possono rappresentare una delle più belle gallerie d’arte di quadri d’epoca del XVIII secolo inglese. Non a caso il maggior numero di premi, tra i tanti ottenuti dal film, è andato alla fotografia. La storia, in sé banale, di un giovane signorotto irlandese di campagna che vuole “far carriera” (come diremmo noi oggi) è raccontata all’interno di questa cornice sontuosa costituita da palazzi d’epoca, costumi splendidi, giardini, paesaggi, musiche e la storia, dicevo, a mio parere si perde dentro questo grande e meraviglioso affresco.
Non so se lo scopo del regista fosse quello di rappresentare la parabola di successi e insuccessi di Barry come metafora della vita umana o se invece fosse quella di creare un dipinto il più autentico possibile del mondo dell’epoca, ma sicuramente in questo secondo intento è riuscito alla perfezione. Infatti quest’uomo che fa di tutto per raggiungere il successo e che lo perde con la stessa facilità con cui la fortuna e l’astuzia gliel’avevano concesso diventa parte di un più ampio respiro visivo e sonoro qual’ è l’intero film.
La musica, che nella migliore anche se non esclusiva tradizione kubrickiana, è di repertorio si inserisce perfettamente con le immagini.