A cura di FataCarabina
Pubblicato il 19/04/2005
E' il film del quale non abbiamo potuto non tener conto successivamente [.], di fronte a questo materiale così vivo, già sufficiente, bastante, sentivamo come un problema l'applicazione della musica; infatti ce n'è pochissima
Per parlare delle musiche ne Il ladro di bambini non possiamo prescindere dalle parole dello stesso Piersanti (1) «E' il film del quale non abbiamo potuto non tener conto successivamente [.], di fronte a questo materiale così vivo, già sufficiente, bastante, sentivamo come un problema l'applicazione della musica; infatti ce n'è pochissima». E di Amelio: «Guardo soltanto il racconto, guardo i personaggi. Sto con loro come persone. Anzi, sono quasi sempre più vicino ai personaggi che non a chi li guarda. Tendo a privilegiare il personaggio nei confronti del pubblico. Nel senso che non ho voglia di essere più di tanto voyeur nei confronti dei sentimenti di alcuni personaggi». Il fatto che per questo film siano state scritte due colonne musica sottolinea, senza bisogno di alcun commento, l'impegno con cui regista e compositore hanno lavorato. La scelta finale, quella di una musica «povera, non ufficiale», concepita per pochi strumenti e dal tono «vagamente mediorientale», raggiunge in pieno l'obiettivo, spiazza l'ascoltatore che, da parte sua, non può fare a meno di chiedersi due volte perché: perché quella musica, perché in quel momento.