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monografie: compositori

Marcel Khalife

A cura di FataCarabina

Pubblicato il 22/08/2006

Ritratto di un grande artista libanese

foto intervento  Il Libano sede delle grandi banche ha comportato al paese il paragone con la Svizzera. Il Libano teatro di guerra ha reso il paese simbolo del conflitto mediorientale. Lontano dalle cronache ed al di là delle sue ricchezze naturali, il Libano sta anche per un forte fermento culturale di cui si parla poco. A torto e non solo da oggi. Marcel Khalife, cantante, suonatore di oud e compositore, ne è un illustre esempio. È stato definito più dolce di un bambino e più coraggioso di un combattente. Da decenni, i suoi testi, le sue canzoni raccolgono entusiasmo in tutto il mondo arabo e non solo.
Nato nel 1950 ad Amchit (Monte Libano) a 40 km da Beirut, nipote di un pescatore le cui canzoni rappresentavano il primo contatto con la musica, Marcel Khalife studiò l’oud, il liuto arabo, al “Beirut National Conservatory”, dove successivamente giunse all’insegnamento. Tra il 1970 ed il 1975 compiva numerose tournée soprattutto in Medio-Oriente e Nord-Africa, ma anche in Europa e negli Stati Uniti. Già allora, il suo successo era dovuto alla innovativa miscela tra tradizione e sperimentazione che gli avrebbe procurato, in un primo tempo, il timbro di “cantautore”.
Ma sarebbe troppo limitativo ridurre il ruolo di Marcel Khalife ad un termine dalle forti tinte occidentali, che non tiene conto del contesto culturale in cui maturò l’arte di Khalife, quello libanese per l’appunto. Le recitazioni del Corano, le messe cristiane diventarono ben presto quei retroscena culturali su cui il compositore ed autore di origini cristiane seppe costruire il suo iter artistico, legando la ricerca musicale a quella storica, come dimostra la sua profonda conoscenza del ruolo fondamentale che la musica araba aveva nei secoli in cui gli arabi stavano in Europa.
In un paese lacerato dai contrasti di carattere politico e religioso, Marcel Khalife diventò così simbolo di un mondo in cui sono proprio le diversità a creare la ricchezza, e ciò in barba alla guerra civile tra il 1975 ed il 1990, ma anche agli avvenimenti successivi. L’incontro tra cultura araba e cristiana, la musica classica mista con elementi popolari e folk, il ricorrere ai testi dei grandi poeti e lo sviluppo di colonne sonore (tra l’altro per Maroun Baghdadi e Oussama Mouhamad) ed opere sinfoniche, stanno a dimostrare quale forza positiva riescono a sprigionare giusto quelle contraddizioni che, nella grande scacchiera politica del medio-Oriente, di solito fungono da pretesto per lo scatenamento di tutte le forze negative possibili.
Non a caso, l’invasione israeliana del Libano comportò il sequestro delle cassette musicali di Marcel Khalife, perché si temeva il suo potenziale diametralmente opposto ai disegni politici. Ma Khalife non è scomodo soltanto per gli israeliani. Nel 1999 dovette affrontare un processo singolare di fronte ad un tribunale libanese. Oggetto dell’accusa: una sua canzone basata su un testo di Mahmoud Darwish (“Oh My Father, I am Yusif”), considerata inopportuna ed offensiva in termini religiosi.
Ma lo scandalo anche in casa non riuscì a piegare Marcel Khalife che ne “Ana amshi” (“Io cammino”) canta: “In posizione eretta cammino, a fronte alta cammino. In mano un ramo d’ulivo, e sulla spalla la mia bara. E cammino…” La sua ricca produzione musicale dimostra che la bara può ancora aspettare. Quando non è in tournée, quando i suoi progetti non lo portano in giro per il mondo, Marcel Khalife vive a Parigi. Nel 2005 è stato nominato “artista UNESCO per la pace”. In quanto tale, non si risparmia definendo l’invasione americana dell’Iraq un atto di terrorismo internazionale, mentre difende il Libano di fronte alla recente aggressione da parte israeliana.

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