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Colonne sonore

La Festa del Cinema chiude con la musica di Morricone

A cura di FataCarabina

Pubblicato il 28/10/2007

Il maestro dirigerà l’orchesta e il coro di Santa Cecilia

Arriva al teatro Studio dell’Auditorium e si mette subito al piano, perché qualcuno gli ha chiesto delucidazioni su una partitura. Fotografi e cameraman gli sono addosso, lui paziente si concede ai microfoni. Sarà Ennio Morricone, autore di indimenticabili colonne sonore, a concludere la 10 giorni cinematografica della seconda edizione della Festa del Cinema di Roma, dirigendo l’orchestra e il coro dell’Accademia di Santa Cecilia.
«Sono orgoglioso di concludere con un mio concerto la Festa di Roma» attacca il maestro, «sono romano, abito a Roma e Roma ha il diritto legittimo di fare un suo festival o festa come vogliono chiamarla per pudore, ma forse è più elegante così. Roma ha sempre avuto una sua tradizione legata ai film. Qui sono stati girati alcuni dei più importanti lavori di ogni tempo ed è un punto di riferimento per i cineasti di tutto il mondo e allora perché mai non avrebbe dovuto avere un festival tutto suo?» polemizza garbatamente sui recenti attacchi alla kermesse capitolina.
Il concerto di chiusura presenterà innanzi tutto le sue musiche da film, tratte da colonne sonore famose, come Bugsy , Per le antiche scale, H2S, e La città della gioia di Joffè e Nostromo di Reid che sono meno conosciute e che Morricone dirigerà per la prima volta perché voleva «proporre qualcosa di diverso scegliendole proprio perché i film non ebbero poi molto successo». Musica da film, certo ma anche l’anteprima di “Sicilo ed altri frammenti” che Morricone ha composto ispirandosi all’epitaffio di Sicilo, «uno dei pochi pezzi dell’antica Grecia rimastici» spiega.
«Una volta mi trovavo ad Atene per un concerto quando dei vostri colleghi mi chiesero cosa conoscessi della musica greca contemporanea. Niente, confessai al di fuori di Teodorakis. So però qualcosa di cui sono sicuro voi non abbiate la più pallida idea. Ecco come mi venne l’idea di un’opera basata su questo frammento e su altri brandelli musicali dell’antica Grecia. Era una melodia che conoscevo fin da quando frequentavo il Conservatorio e l’amavo talmente che il salto melodico di quinta con cui si apre avrebbe influenzato parte della mia musica da film, a cominciare da Un pugno di dollari. Questo è il mio omaggio alla Festa, un po’ un ritorno alle origini».

 

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