
La produzione tessile tradizionale e la coltivazione del cotone rappresentano infatti uno dei settori a maggior sfruttamento sociale e ambientale: un gigantesco circolo vizioso, che dalla piantagione al confezionamento del prodotto finito danneggia pesantemente l’ambiente (attraverso l’uso massiccio di pesticidi, l’elevato consumo di acqua, il ricorso a sementi OGM) e trascura ogni principio di dignità del lavoro (sono ad esempio negati i diritti elementari dei lavoratori e lo sfruttamento minorile è una realtà altamente diffusa).
Per combattere le ineguaglianze derivanti dall’attuale modello produttivo, Altromercato presenta un’altra via, già possibile.
Si tratta del progetto realizzato in Argentina, dove Altromercato, coinvolgendo anche le fabbriche recuperate alla produzione dagli operai, ha creato una filiera tessile alternativa basata sul principio della tracciabilità che rappresenta un elemento distintivo e rivoluzionario rispetto al modello tradizionale.
La filiera fair trade offre infatti ai consumatori prodotti creati nel rispetto dell’ambiente, che raccontano una storia sorprendentemente nuova, fatta di un prezzo equo per il cotone, salari dignitosi per chi lo trasforma, orari lavorativi equi, abolizione del lavoro minorile.
La trasparenza della filiera è dunque una strada realmente praticabile che consente di rispettare la dignità nel lavoro e la tutela dell’ambiente, quali elementi centrali ed imprescindibili di un sistema produttivo.
Alfonso Palazzo









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