Dimmi come comunichi e ti dirò chi sei (prima parte)

Da una riflessione suggerita da Galloway guida di Bibliomania…. « "The medium is the message". Noi siamo "come" comunichiamo: cellulare, libro, TV, radio, etc. »

Il caro Antonio, alias Galloway chiedendomi l’opinione relativa alla validità o meno delle teorie di McLuhan a distanza di poco più di 40 anni è riuscito a mettere in moto e a permettere di darmi il coraggio di lanciarmi in un settore che, proprio perché inflazionato, e sul quale è stato detto di tutto ed il contrario di tutto, risulta essere alquanto spinoso&#nbsp;: la comunicazione e i media.

In realtà quando parliamo di comunicazione è illusorio pensare che non esista un media, seppure la comunicazione si svolge come dire “de visu”, il mezzo esiste, ed è esattamente l’aria, lo spazio che ci distanzia eppure ci unisce al nostro interlocutore.

Come tale il mezzo di comunicazione può essere visualizzato come una porta o una finestra&#nbsp;: una possibilità di apertura che può essere aperta o chiusa a seconda della volontà di chi l’adopera. E’ certo però che ci sono infiniti modelli di porte e finestre, come di media, e che la nostra scelta cadrà molto più frequentemente, come per tutte le cose su quello che più ci somiglia.

Se è vero che il mezzo indica il tipo di comunicazione che affrontiamo, è altresì vero che noi, più o meno consciamente, le regole dei mezzi le conosciamo, se non altro per averle subite almeno una volta. Al di là di quanto poi le parole possano rendere difficile la spiegazione, infatti, le regole dei meccanismi di comunicazione sono pressoché innate e, superata la barriera razionale, percepiamo esattamente quello che ci vuole essere comunicato.

Quante volte abbiamo detto&#nbsp;: “in tanti anni manco una cartolina/un francobollo ha sprecato”, “se veramente mi avesse voluto al suo matrimonio sarebbe venuto di persona ad invitarmi…”, “vigliacco fino alla fine, mi ha mandato una lettera per dire che era tutto finito”

Questi sono ovviamente solo alcuni degli esempi che ogni giorno siamo abituati ad ascoltare o produrre, perché quando parliamo dell’essere umano non possiamo non parlare di comunicazione. La presenza dei cinque sensi implica l’attitudine innata di inviare e ricevere messaggi di ogni tipo, cerchiamo di vedere quali sono i messaggi e i mezzi che utilizziamo più frequentemente&#nbsp;:

Il corpo&#nbsp;: immediatamente guardandoci in volto e osservando la nostra postura e il suono della nostra voce, il nostro interlocutore può immediatamente percepire delle informazioni relative al nostro stato, e sapendolo, siamo portati o a tentare di aggiustare il tiro nel momento in cui immaginiamo debba avvenire l’incontro o a porre una barriera. L’aria, tra tutte le barrire è ovviamente quella che impone meno resistenza. Se proprio siamo tenuti in questo caso ad affrontare una comunicazione e semmai non richiesta, allora preferiamo rifugiarci dietro una scrivania, maneggiando un oggetto o impegnandoci in un’attività che eviti l’incontro diretto degli sguardi.

Per questo motivo il telefono è un medium molto amato. Per la precisione, sono più numerose di quello che sembra le persone che non amano parlare al telefono, ma la sua struttura permette una comunicazione bidirezionale simultanea senza implicare lo spostamento fisico degli interlocutori, e senza addentrarci troppo in un terreno minato come la psicanalisi, che vede nell’uso smoderato del telefono la difficoltà a tagliare il cordone ombelicale, adesso i cordless e i portatili permettono di continuare a svolgere quasi tutto, rischiando talaltro di essere usati non soltanto per mettersi in contatto con l’altro, ma per usare l’altro per riempire gli spazzi vuoti (in treno, aspettando l’autobus, camminando per strada etc.). Se in una telefonata la voce, più del contenuto della conversazione, scandisce i ritmi della comunicazione (saluto iniziale, comunicazione, commiato) nella video-telefonata, quando funziona, o nella videoconferenza, l’immagine occupa la scena. Tuttavia sebbene simulino una conversazione de visu in realtà implicano dei tempi di risposta differiti che, per quanto minimi, vanno a discapito della immediatezza della comunicazione ematica di gran lunga più veloce. Infatti, per quanto queste comunicazioni possano sembrare istantanee e naturali a tutte manca la percezione globale della persona all’altro capo. Sicuramente siamo nei parametri delle comunicazioni più reali tra le comunicazioni a distanza, ma la distorsione consiste proprio nell’illusione che la comunicazione si svolga esattamente come se stessimo al cospetto del nostro interlocutore. Di persona il fisico (medium spesso ignorato) può intervenire, con un bacio, una abbraccio che restano solo figurati tramite telefono e videotelefono.

Se poi passiamo al computer per restare nell’ordine della bidirezionalità prendiamo in considerazione la bizirezionalità simultanea, ossia la chat, e quella in differita, forum, e-mail, siti informativi aperti agli interventi. Nel primo caso, avrete sicuramente notato che le chat cieche (senza video e audio) suscitano un successo incredibile. In realtà permettono di provare la sensazione inebriante di due cervelli che si uniscono. Chissà perché finché le persone non si conoscono sembra che si possa condividere tutto alla perfezione, salvo che poi… Non si tratta in realtà solo di una questione fisica, ovvero che l’incontro non ha soddisfatto le aspettative. Per meglio dire, sebbene oggi siano numerose le coppie che si sono conosciute ed hanno creato un’unione solida essendosi conosciute in rete, in realtà sono un numero spropositatamente superiore quelle che non si sono mai più sentite dopo il primo incontro. E questo non perché ci sia stata la delusione dell’aspetto fisico dell’altro, ma perché durante tutto il tempo trascorso alla cieca, il nostro cervello ha continuato a costruire delle immagini e dei suoni che credeva potessero adattarsi alla persona, non che era dall’altra parte del monitor, ma del suo cervello&#nbsp;: ha costruito un alter-ego, ovviamente “ideale” e pertanto destinato a essere deluso indipendentemente dall’altro. La mancanza di audio e di video e ovviamente di tatto in una comunicazione ci rende molto simili a delle monadi chiusi nel nostro mondo, qualsiasi cosa ci venga comunicata sarà percepita attraverso il filtro del nostro stato d’animo del momento.

Per questo motivo molte persone preferiscono utilizzare i media uni-direzionali&#nbsp;: le lettere, le mail, gli sms, variano in velocità e lunghezza, ma rispondono esattamente alle stesse regole&#nbsp;: “Ora ti comunico quello che sento, poi mi potrai dire tu quello che provi”. L’interlocutore assume un ruolo di pseudo passività nella fase iniziale della lettura, né più e né meno di uno spettatore televisivo o radiofonico (almeno prima delle trasmissioni a premi dove anche lì c’è stato bisogno di un altro mezzo il telefono per modificarne le regole). Le sue emozioni, sono reali e concrete, come quelle di un avido lettore di libri, che né esca arricchito, indispettito, entusiasta o apatico è innegabile che provi un’emozione che produrrà i suoi semi&#nbsp;: una lettera, una telefonata, un incontro, l’allontanamento definitivo. E’ questo stato di pseudo-passività è quello che rende unico e intramontabile il libro&#nbsp;: ti permette di restare isolato dal mondo per ore intere pur mantenendo attivo il tuo livello di attenzione (un programma radiofonico o televisivo si può seguire distrattamente, un libro no) e nel momento che ritorni nel mondo reale…sei sempre un’altra persona che tu ne sia consapevole o meno.

Ma tu ti sei mai chiesto che mezzo prediligi&#nbsp;?

Scrivici&#nbsp;e aiutaci a costruire l’identikit dell’utilizzatore di&#nbsp;ogni mezzo.&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;

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Pubblicato il giovedì 14 aprile 2005 in: Media

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