che idea avete di queste nostre associazioni?
A cura di G.P.Vigo
Pubblicato il 16/07/2005
Il 16 luglio è noto che il calendario liturgico fa memoria della Madonna del Carmine. Forse è meno noto questo titolo e le devozioni che ne sono scaturite. Numerosissime le Confraternite carmelitane sorte di conseguenza. Cerchiamo di comprenderne le ragioni e le peculiarità.
Quello che è comunemente conosciuto come il “Carmine” si chiama esattamente Carmelo (in ebraico “karmel” significa “frutteto”) ed è una catena di colline della Palestina centrale. E’ spesso ricordato nella Sacra Scrittura come simbolo di grazia e prosperità per la sua ubertosità, o come simbolo di desolazione per il suo disboscamento. È sulle pendici di questo monte, già spiritualmente legato alla memoria del profeta Elia, che all’epoca delle crociate alcuni devoti pellegrini di Dio, forse proprio ex crociati, provenienti dall'Europa, si riunirono accanto alla fonte del profeta ed ivi costruirono in mezzo alle loro cellette un piccolo oratorio in onore della Madonna attorno alla cui spirituale presenza in loco si narravano da tempo cose leggendarie; per la scelta del titolo vennero poi chiamati Frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.
La celebrazione solenne di questo titolo si sviluppò definitivamente alla fine del XV secolo come festa dell’abitino: che cos’è? Nella vita di ogni giorno, esistono relazioni tra gli esseri umani che esprimono e simboleggiano cose più profonde, come ad esempio la partecipazione ad una manifestazione di massa (segno di solidarietà) od il celebrare insieme un anniversario (simbolo d'identità). In sostanza l’uomo ha bisogno di segni (ossia di simboli che producono un determinato effetto) magari legati a un avvenimento, a una tradizione, a una persona, che lo aiutino a comprendere e vivere nell’oggi i fatti (anche appartenenti al passato) che rendano coscienti di ciò che si è come persone e come gruppi.
Uno di questi è lo scapolare (che si porta cioè sulle scapole, sulle spalle) che in origine era una specie di sopravveste che i monaci indossavano sopra l'abito religioso durante il lavoro manuale. Col tempo assunse il significato simbolico del voler portare la croce di ogni giorno come veri seguaci di Gesù. In alcuni Ordini religiosi, quale il Carmelo, divenne segno della decisione di vivere la vita come servi di Cristo e di Maria. Fin dalle origini di ogni fondazione, molti laici volevano partecipare alla vita ed all’azione degli Ordini religiosi, cosicché sorse un laicato associato ad essi per mezzo di Confraternite. Gli Ordini religiosi provvidero quindi a dare ai laici un segno di affiliazione e di partecipazione al loro spirito ed apostolato. Questo segno era costituito da una parte significativa dell'abito (anche se ridotta per motivi pratici: piccolo abito = abitino): uno di questi è appunto lo Scapolare della Vergine del Carmine, detto pure abitino -come si è detto- perché dell’abito religioso originario conserva sì la foggia ma una dimensione decisamente più ridotta.
Si tratta anche un segno che introduce nella “famiglia” di e tra tutti coloro che si riconoscono, aderiscono e vivono la spiritualità dell’istituto religioso di cui si tratta, secondo lo stile proprio di questo ordine religioso: dal punto di vista del diritto canonico si tratta cioè di una forma associativa organizzata tra persone non consacrate che partecipano nel loro stato di vita del carisma: nella fattispecie di quello del Carmelo. Quindi lo scapolare è parte dell’abito di un po’ tutti i principali Ordini religiosi e del laicato ad essi aggregato ma quando si parla di scapolare od abitino, il più diffuso e conosciuto è senz’altro quello del Carmelo.
Papa Giovanni XXII (1322) riferì una sua visione della Vergine, la quale prometteva la liberazione dal Purgatorio -il primo sabato dopo la loro morte- dei religiosi ed anche dei confratelli Carmelitani. Questo aspetto, unito alla promessa di salvezza eterna già fatta sempre dalla Vergine in una sua apparizione a San Simone Stock (1251), superiore generale dell’Ordine, incisero molto sulla diffusione della devozione alla Madonna del Carmine (come è più usualmente chiamata tra i fedeli) e sul moltiplicarsi di confratelli aggregati ad esso. Non è quindi anomalo che la festa del 16 luglio si sia imposta man mano come festa dell'abito, fino a divenire nel 1606 festa delle confraternite carmelitane.
Per una retta devozione di questo segno di pietà, occorre però tenere sempre ben presente che esso:
- non è né un oggetto per una protezione magica (un amuleto), né una garanzia automatica di salvezza, né una dispensa dal vivere le esigenze della vita cristiana;
- è, invece e piuttosto, un segno "forte" approvato dalla Chiesa da vari secoli poiché rappresenta l'impegno a seguire Gesù sull’esempio dato da Maria, aperti a Dio ed alla sua volontà, guidati dalla fede, dalla speranza e dall'amore, vicini al prossimo bisognoso, pregando costantemente e scoprendo Dio presente in tutte le circostanze.
Lo scapolare del Carmine, in particolare, è infine e caratteristicamente, un segno che alimenta la speranza dell'incontro con Dio nella vita eterna, segno di devozione alla Vergine, e insieme della sua protezione nell'ora della morte.
N.d.A.: questo intervento è null’altro che una sintesi delle numerosissime “schede” carmelitane presenti in rete. Basta andare su un qualunque motore di ricerca e digitare “madonna del carmine” per veder apparire per intero tali testi nei siti dell’Ordine Carmelitano ed in diversi siti cattolici italiani molto forniti, a parte i siti locali che ricordano gli aspetti delle feste patronali come ad es. quella dell'Arciconfraternita romana che cura la "festa de noantri" e cioè di Trastevere. Di meglio non si può scrivere, l’hanno già scritto