
Inaugurazione del Museo della Fondazione Dino Zoli
con il grande monumento pensile permanente di
Franco Scepi “Goccia della Terra”
Il monumento è dedicato a tutte le madri della Terra dal
Premio Nobel per la Pace Betty Williams
e da Jetsum Pema, sorella del Dalai Lama
e Grande Madre del Tibet,
alla quale Franco Scepi ha donato il progetto dell’opera.
La Fondazione Zoli, con la direzione di Maurizio Vanni, presenta nei suoi ampi spazi una mostra dedicata a Baldessarri e Depero a cura di Maurizio Scudiero. Franco Scepi è stato considerato da Gabriella Belli (direttrice del Museo Mart di Rovereto) nel libro “Over Ad’ Art” ed. Electa erede nella contemporaneità di Fortunato Depero.
Il nostro pianeta ci guarda e riflette il futuro,
è il senso etico dell’opera d’arte scelta da Dino Zoli
per rappresentare la Fondazione che porta il Suo nome e le attività del Museo.
Arte efilosofia nel monumento permanente di Franco Scepi “Goccia della Terra”, simbolo dedicato a tutte le madri della terra dal Premio Nobel della Pace Betty Williams.
Franco Scepi, allievo di Andy Warhol, è l’autore della “grande scultura sospesa” posta all’ingresso del Museo d’Arte Contemporanea “Fondazione Zoli”. La scultura alta 4 metri x 1,80, pesa 10 quintali ed è stata realizzata dall’autore in terracotta refrattaria e dipinta con colori traspiranti. All’interno del manufatto, una complessa struttura in acciaio, ne garantisce la stabilita alle oscillazioni. L’opera rappresenta il Pianeta Terra, che alla carenza d’acqua, hafuturibilmente, modificato la sua forma in quella di una Goccia. L’opera è anche un’ esortazione a prendere coscienza che l’acqua è il bene più prezioso per la sopravvivenza del Pianeta. Eloquente è il titolo della scultura: Goccia della Terra. Il materiale utilizzato “la terra cotta” è funzionale all’opera d’arte, che desidera manifestare l’urgenza di ricollegarsi ai valori della filosofia, della quale l’acqua, la terra, l’aria e il fuoco ne sono i principi primi e contemporaneamente gli elementi che hanno reso possibile la realizzazione della scultura. Il progetto del monumento è stato donato in anteprima da Franco Scepi e dal Premio Nobel della Pace Betty Williams a Jetsum Pema, sorella del Dalai Lama Tenzin Ghiatso, definita la Grande Madre del Tibet.
Franco Scepi, artista multiforme, ha navigato su tutti i media, per realizzare con armonia i contrasti tra comunicazione,artifici dell’uomo e natura, tra mercato e ricerca del se.
Pur avendo collaborato con Warhol è lavorato a quattro mani con Mario Schifano, è stato l’iniziatore dell’Over Ad’ Art ed è considerato l’erede di Fortunato Depero nella contemporaneità. Gabriella Belli, illustre direttrice del Museo Mart di Rovereto e della Fondazione Depero, nel libro edito da Electa, dal titolo: “Da Fortunato Depero all’Over Ad’ Art di Franco Scepi per Campari”, manifesta eloquentemente, la consequenzialità dell’arte di Scepi a quella del maestro futurista.
(Vedere in allegato il testo di Gabriella Belli)
Scepi, tra le molteplici sue opere, è anche autore del dipinto realizzato in Polonia nel 1977 che ha anticipato la fine della guerra fredda al tempo in cui Carol Woitjla era arcivescovo di Cracovia. Dalla simbolica immagine, per volere di Mikail Gorbachev e Giovanni Paolo II, Scepi ha realizzato nel 2000 il monumento Man of Peace sottoscritto dai Nobel della Pace di tutto il mondo. Dello storico monumento sono stati realizzati più esemplari in bronzo di misure diverse: a Roma, al Museo Magi di Cento, al Museo RicciOddi di Piacenza, al Museo del Muro di Berlino.
Scepi, artista e regista polivalente, ha partecipato a tre Biennali Cinema di Venezia: nel 1980-1982- 1984. NeI 1986 ha ricevuto l’Oscar for Advertising alI’Art Director Club di N.Y.C.
Oltre a Gabriella Belli, su Franco Scepi hanno scritto tra i tanti: Gillo Dorfles, Albero Abruzzese, Arturo Carlo Quintavalle, Giorgio Di Genova, Morando Morandini, Massimo Di Forti, Guido Vergani, Amilcare Pizzi, Achille Bonito Oliva, Gabriele Perretta, Armando Testa, Ettore Pasculli, Marc Le Cannu, Andrzej Waida, Mikail Gorbaehev, Vadim Zagladin
elisa mazza








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