
Egli ci parla da amico, da innamorato; egli così grande, noi così piccoli; egli così perfetto e noi così imperfetti; egli così santo e noi così peccatori… !
Ascoltiamo le commoventi parole con le quali Giovanni inizia la sua prima lettera, chiamata lettera della carità: « Ciò che era fin da principio (prima del tempo, da tutta l’eternità, ossia il Verbo di Dio, che nel tempo si è fatto uomo), ciò che noi abbiamo udito (non basta), ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi (non basta), ciò che noi abbiamo contemplato (non basta), ciò che noi abbiamo toccato (letteralmente ` palpato ‘ per esprimere la realtà dell’umanità del Cristo contro i Ddceti) ossia il Verbo della vita… noi lo annunziamo a voi, perché anche voi siate in comunione con noi.
La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia (alcuni manoscritti hanno: (la vostra gioia’) sia perfetta » (1 Gv 1,1-2.3-4).
Come dice Gesù: « Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena » (Gv 15,11). Se il Vangelo ricolma di gioia coloro che lo accolgono, a maggior ragione riempie di gioia coloro che lo annunciano.
In un’effusione di amore oblativo Dio ha creato tutte le cose: « E Dio vide che ogni cosa era buona» (Gen 1,12.18.25). Il creato è come un grande tempio, che deve contenere l’immagine di Dio, ossia l’uomo: « Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza… Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò (notate la ripetizione) maschio e femmina li creò » (Gen 1,26-27).
L’uomo e la donna non sono solo l’effusione, ma l’esplosione dell’amore oblativo di Dio; sono il sacramento, quindi la manifestazione sensibile del suo amore, a condizione che facciano della loro vita un’oblazione d’amore continua.
Dice Paolo: « Quelli che il Padre da sempre ha conosciuto (siamo noi che Dio ama di un amore eterno, cf. Ger 3 1,3), li ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo… » (Rom 8,29).
Cristo è « immagine » perfetta del Padre (Col 1,15) e come il Padre ha fatto dell’amore oblativo la caratteristica della sua vita.
Solo con l’amore oblativo noi, figli di Dio, siamo ad immagine del Cristo e quindi ad immagine del Padre (cf. Rom 8,16-17).
Questa conformità, nell’amore oblativo, all’immagine del Figlio è operata dallo Spirito con la nostra collaborazione, attraverso la progressiva trasformazione del cuore.
Così la nostra vita, soprattutto il nostro volto, irradia lo splendore di Cristo. Contempliamo Cristo e riflettiamo Cristo (cf. 2 Cor 3,18).
Scrivendo agli Efesini, Paolo afferma: in Cristo, il Padre, « ci ha scelti, prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi, per opera di Gesù Cristo… » (1,4-5).
Predestinazione, elezione! Vedete come Paolo insiste sull’amore preveniente, gratuito…, sull’amore oblativo di Dio, che attende la risposta del nostro amore oblativo! Ecco il grande mistero che non contempleremo mai a sufficienza e non esauriremo mai: « L’amore che Dio ha per noi! » (1 Gv 4,16).
Questo amore oblativo ci è ricordato ogni giorno dalle formule eucaristiche della consacrazione nella messa: « Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi… » « Questo è il calice del mio sangue… versato per voi… ».
Noi diamo la risposta del nostro amore oblativo, alla piccola elevazione, concludendo la grande preghiera eucaristica, prima del Padre nostro, quando, in unione all’amore oblativo del Cristo, partecipi del suo sacerdozio e del suo stato di vittima, ci offriamo al Padre: « Per Cristo con Cristo e in Cristo, a te Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli. Amen ». « Sì » con tutto il mio cuore, con tutta la mia vita.
Questo « Amen » deve realizzarsi in ogni situazione della nostra giornata, nell’umile quotidianità, con la pratica dei frutti dello Spirito, che sono le esigenze stesse dell’eucaristia: la carità che si manifesta nei segni della gioia e della pace; la pazienza, la bontà, la benevolenza; a condizione che siamo umili (miti), fedeli a Cristo, dominati e guidati, non dal nostro egoismo, ma dallo Spirito di Dio.
Scrive Paolo ai Romani: « Vi esorto…, fratelli, … a offrire i vostri corpi (voi stessi) come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale » (Rom 12,1). Paolo si rivolge a cristiani appena convertiti e li esorta ad essere degli offerti, oblati: « un sacrificio vivente… a Dio ».
Fare della nostra vita un’oblazione d’amore nell’oblazione d’amore di Cristo, ci impegna a dare una voce e un cuore a tutte le creature che lodano il Signore, ma non hanno la possibilità di amarlo, perché prive del dono della libertà.
Ci impegna a dare voce e cuore a tutti quei nostri fratelli e sorelle che, immersi nel male, pensano solo al loro egoismo e non ricambiano l’amore oblativo di Dio.
Fare della nostra vita un’oblazione d’amore nell’oblazione di Cristo, significa amare, immolarsi, riparare.
Così esercitiamo la nostra sacerdotalità e vittimalità, in unione al sacerdozio di Cristo e al suo stato di vittima: « Con un’unica oblazione - afferma la lettera agli Ebrei - egli (Cristo) ha reso perfetti per sempre (nella sacerdotalità e nello stato di vittima) quelli che vengono santificati » (10,14; Cf. Eb 5,7-10).
Oblazione è essere per gli altri e prima di tutti per l’Altro: il Padre, Cristo e, in Cristo, per tutti gli uomini, nostri fratelli, specialmente i più poveri, i più deboli.
Non c’è oblazione senza immolazione, ossia bisogna sacrificare il nostro egoismo nell’essere per gli altri. Dall’oblazione-immolazione scaturisce la riparazione. Si coopera così all’avvento di un mondo nuovo, meno egoista, meno violento, più umano. Si realizza « la civiltà dell’amore ».
Ripetiamo anche noi con s. Agostino: « Il tuo dono ci accende e ci porta verso l’alto. Noi ardiamo e ci muoviamo. Saliamo la salita del cuore, cantando il cantico delle ascensioni ».
Non è tanto un canto della voce, quanto un canto della vita che si esperimenta, con tanta pace e gioia. Ora, questo amore oblativo, prima di essere conquista nostra, è dono di Dio…, però è un dono che non si riceve passivamente, occorre la collaborazione attiva del nostro libero sì d’amore. È una grande grazia e una grande responsabilità. Per l’amore oblativo siamo ad immagine di Dio e di Cristo.
Lory









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