LE TENTAZIONI NEL DESERTO

Al principio della sua attività pubblica, dopo il battesimo sul Giordano, Gesù fu tentato dal Diavolo.

Ritirandosi nella solitudine di un deserto, per quaranta giorni a digiuno, pregando nell’unità col Padre, si preparava ad affrontare il Maligno.
Tentandolo, gli disse: “Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane” (Mt 4, 3). Ma egli rispose: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio!” (Mt 4, 4). Indubbiamente, il Tentatore cercava il momento giusto: Gesù era fisicamente esausto.

Stanco e affamato, logicamente l’uomo ha bisogno di mangiare. Ma in questo caso dobbiamo riconoscere la trappola del Demonio. Tante volte rispondiamo frivolamente al richiamo delle nostre emozioni, cercando di saziare le necessità momentanee… e in questo modo pecchiamo rifugiati dietro la maschera della concessione. “Ma tutti fanno così” è la nostra solita risposta di difesa. E Satana è molto abile. Si nasconde non volendosi scoprire come angelo caduto durante la rivolta. Al contrario, piuttosto veste i panni dell’angelo di luce presentandosi misericordioso, compassionevole, comprensivo. A Gesù affamato offre il cibo. Cosa è più normale di questo? Invece Cristo è Dio e distingue il pericolo. Per soddisfare le necessità corporee, l’uomo rischia di trascurare lo spirito.

Quanti sono al giorno d’oggi che pensano soltanto a rimpinzarsi lo stomaco e a sfamare le proprie bramosie, lasciandosi l’anima vuota e senza Dio? Gesù poteva fare un miracolo; sappiamo che prossimamente sfamerà due volte migliaia di persone moltiplicando il pane nel deserto. Riconoscendo la trappola, risponde al Demonio: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4, 4).
Procede con la seconda tentazione. Dobbiamo sapere che Satana non si sente mai sconfitto. Dopo il primo tentativo senza successo, lo condusse sul pinnacolo del tempio di Gerusalemme e gli disse: “Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede” (Mt 4, 6). Qui si nasconde il doppio inganno, il peccato di vanità. Propone a Cristo di fare sensazione davanti agli occhi del mondo, un salto mortale.

Tutti gli applaudirebbero, lo ammirerebbero e lo adore­rebbero. La gente ama gli spettacoli. Ha bisogno degli idoli, di identificarsi con i cantanti, gli attori, i giocato­ri… Come nell’antica Roma, l’uomo d’oggi “desidera pane e giochi”. La risposta di Gesù, come la prima volta, è decisa, tagliente e senza compromessi: “Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo!” (Mt 4, 7). Accontentarlo significherebbe sostituire i ruoli, cioè permettere al Tentatore di interpretare il Creatore. Satana si infuria per non aver avuto successo neanche stavolta. Non è riuscito a persuadere Cristo a fare un miracolo.
Segue il terzo tentativo. Il più orribile dei tre. Satana guida Gesù davanti a qualcosa che rovina l’uomo per l’eternità: “Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò se, prostrandoti, mi adorerai” (Mt 4, 8-9).

Quale demenza! Il Demonio che si immagina tutto suo e invece non ha proprio niente. Promette all’uomo successo, gloria, fama, potere, ricchezza, fortuna, progresso, piacere. Infine, gli prende tutto di nuovo, facendolo precipitare. Accecare l’individuo non permettendogli di vedere la via di scampo dopo il fallimento, convincendolo a rassegnarsi a tal punto di non capire il senso di vita, per condurlo infine a togliersela da solo è un’ordinaria strategia diabolica. Non siamo dunque, testimoni di tantissimi suicidi, sempre più presenti nella nostra realtà, specialmente tra i giovani?
Anche la terza volta Gesù evita l’imbroglio: “Vattene, Satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto!” (Mt 4, 10).

Quanta forza e decisione in queste parole! Rivelano la grandiosa istruzione di vita per tutti coloro che si prosternano davanti agli idoli, i falsi dèi: l’idolo di soldo, l’idolo di scienza, di cupidigia, di potere e di carriera, l’idolo di pubblicità e prestigio, l’idolo di droga e alcol…
Tutte queste tentazioni nascondono l’insidia di accettare il desiderio del corpo, del mondo e di Satana (cibo, successo, potere…) che vuole dominare lo spirito. Mira a separarci da Dio e distruggerci l’anima. L’antico Adamo ha scelto la promessa del Diavolo; il Nuovo Adamo, Cristo, ha preferito essere obbediente al Padre, pur sapendo di dover morire crocifisso.

Chi potrebbe contare tutte le anime che Satana pos­siede attraverso simili insidie!? Tutti quelli che gli hanno creduto, ingannati con false promesse, “ciechi” e “incatenati” fanno parte della sua schiavitù. San Giovanni per tre volte lo chiamerà: Il principe di questo mondo. Cristo è qui per sterminare le potestà diaboliche che dominano tutti quelli sottomessi a subdoli inganni. È venuto per abbattere il potere; slegare “le catene” del Diavolo, liberare e dare la vita alle amate creature. Perciò disse ai suoi discepoli: Ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori… perché non ha nessun potere su di me! (cfr. Gv 12, 31).

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Pubblicato il venerdì 12 maggio 2006 in: Riconoscere le trappole del demonio : un libro di Mons.

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