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L'Angelo Custode

I bambini e i loro Angeli custodi

A cura di Lory

Pubblicato il 24/09/2006

Storie vere di esperienze celesti

foto intervento

Michelle viveva in Canada e aveva appena compiuto sei anni. Una sera partecipò con il padre e lo zio Jimmy a una riunione di fa­miglia che si teneva a casa della nonna. Mancava sua madre, che stava per avere un altro bambino e non se l'era sentita di uscire. La festa era finita, ed era già molto tardi.


"Michelle, l'ora di andare a dormire è passata da un pezzo", le disse suo padre mentre si allontanavano in auto dalla casa della nonna. "Perché non provi a fare un sonnellino?" Zio Jimmy era seduto davanti, e Michelle aveva il sedile posteriore tutto per sé. La piccola seguì il consiglio del padre, si allungò comodamente e nel giro di pochi minuti era già addormentata.


A quell'ora il traffico era scarso, e il padre di Michelle guidava con molta pru­denza, ma, proprio mentre si avvicinavano a un incrocio, un' altra macchina non rispettò il semaforo rosso e tagliò loro la strada. Le due vetture si scontrarono. Sulla macchina di Michelle nessuno aveva al­lacciato la cintura di sicurezza, e per questo motivo vennero sbalzati tutti e tre in mezzo alla strada.


Il padre di Michelle atterrò per primo, e Jimmy andò a finire sopra di lui. La bambina volò oltre, cadendo vicino ai due uomini, ma nonostan­te tutto continuò a dormire. Sentendo il rumore delle frenate, alcune persone uscirono di corsa dalle loro case, e qualcuno chiamò i soccorsi. Michelle si svegliò a bordo dell'ambulanza. Che cosa era successo? Sentiva il suono delle sirene in lontananza, e gli infermie­ri che le parlavano. "Michelle, Michelle, riesci a sentirci?" le stavano chiedendo.


La piccola era troppo insonnolita per rispondere. Chiuse di nuovo gli occhi, piombando ancora nel buio. Quella sera si erano verificati numerosi incidenti, e i corridoi dell'ospedale erano affollati più del solito. Dopo aver sistemato Michelle in un lettino, telefo­narono a sua madre per avvisarla. Quando finalmente si risvegliò, la piccola era terrorizzata. Ricordava appena l'incidente, il rumore dello scontro e dei vetri in frantumi. Ma dov'erano adesso suo papà e lo zio Jimmy? Erano forse feriti? Michelle scoppiò in lacrime. Nes­suno si stava occupando di lei, e non rispondevano nemmeno alle sue domande.

 

Voleva la mamma! Proprio in quel momento vide avanzare lungo il corridoio una donna anziana che indossava una pelliccia piuttosto malconcia. "Sto cercando mia nipote", la sentì spiegare a un altro paziente. La sconosciuta le si avvicinò, e si fermò a guar­darla bene in viso. Incredibile! Quella signora assomigliava alla sua adorata bisnonna. Attraverso le lacrime, Michelle si accorse che non era lei, anche se in un certo senso le sem­brava così... familiare. Il suo viso aveva un'espressione tenera. La donna l'accarezzò sulle guance, sorridendo. "Andrà tutto bene, tesoro", le disse. "Non devi aver paura."


La bambina smise subito di piangere, chiuse gli occhi per un istante e assaporò il senso di pace che l'aveva invasa. Quando riaprì gli occhi, l'anziana signora era scomparsa. "Michelle!" Sua madre stava correndo verso di lei. "Stai bene?" "Credo di sì. Quella signora mi ha fatta sentire meglio." "Quale signora?" "La nonnina che aveva addosso una vecchia pelliccia. È appena andata via." La donna aveva una strana espressione sul viso. "Devi aver battuto la testa", le spiegò dolcemente. "Io ero in piedi dall'altra parte del corridoio, aspettando di poter venire da te. Ti ho sempre tenuta d'occhio, e ti assicuro che nessuno si è fermato qui, nessuna vecchietta ha percorso questo corridoio.

 

" Michelle e lo zio se la cavarono con pochi punti. Le ferite di suo padre erano più gravi, ma si rimise anche lui in breve tempo. Oggi si ricordano sempre tutti di allacciare le cinture di sicurezza. All'ospedale nessuno ha visto o identificato l'anziana visitatrice di Michelle, ma la piccola è certa di conoscerla.

 

 

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