A cura di Lory
Pubblicato il 24/09/2006
Storie vere di esperienze celesti
Diana aveva dieci anni, e stava trascorrendo la giornata su una spiaggia della California insieme con la mamma, alla sorellina e ai fratelli. La madre avvisò i bambini, immersi nell'acqua fino alle ginocchia, di stare attenti alla corrente. "Non allontanatevi", raccomandò loro. "Anche se pensate di essere capaci di tornare a nuoto fino alla riva, ricordatevi che a volte le persone vengono prese dalla corrente e annegano.
" La ragazzina sentiva l'acqua che le sferzava con forza le gambe, e per un po' rimase a giocare tranquilla vicino alla spiaggia. A un tratto si allontanò dal punto in cui si trovava sua madre, stesa su un asciugamano a leggere. Si stava divertendo così tanto che si accorse di essere finita al largo solo quando si girò per tornare a riva. Impossibile: la corrente la stava trascinando verso il mare aperto! "Oh, no!" Diana nuotò il più velocemente possibile, ma la forza dell'acqua rendeva vani i suoi sforzi. "Mamma, aiutami", si mise a gridare, con il viso inondato di lacrime.
Accanto a lei non c'era nessuno che potesse venire in suo soccorso. La spiaggia era lontanissima, e le persone sembravano minuscoli pupazzetti. Sfinita e terrorizzata, Diana si sentì affondare: il cielo scomparve, e intorno a lei ci fu solo l'oscurità. Era finita sott'acqua! La piccola pregò ad alta voce: "Mio Dio, ti prego di aiutarmi". Sentì con chiarezza le sue parole, e non le entrò in bocca nemmeno una goccia d'acqua. A un tratto intorno a lei si diffuse uno strano chiarore. Che cosa stava succedendo? Era quello ciò che si provava annegando? Invece di spaventarsi, Diana si sentì invadere da una sensazione di pace.
Era strano, eppure aveva l'impressione che Dio fosse molto vicino... In quel preciso istante si sentì afferrare in vita: qualcuno la stava sollevando, con una velocità tale che la bambina ebbe l'impressione di essere priva di peso. Sbalzata tra le onde, senza sapere come, si ritrovò seduta su una tavola da surf, aggrappata a un ragazzo. "Grazie per avermi salvato", fu tutto quello che riuscì a dire. "Di cosa stai parlando?" ribatté lo sconosciuto, sbigottito.
"Non mi hai appena tirata fuori dall'acqua?" gli chiese Diana. "No, io stavo cavalcando un'onda, l'ultima della giornata. Mi sono avvicinato alla spiaggia e poi..." Il ragazzo scosse il capo, confuso. "Adesso sono seduto con te sulla mia tavola, nella stessa posizione in cui mi trovavo prima di prendere quell'onda. Chi sei? E da dove arrivi?" Mentre lui spingeva a riva il surf, Diana gli spiegò cosa le era successo. "Com'è possibile?" ribatté lo sconosciuto. "Io non ti ho tirata fuori... ti ho vista solo quando sei atterrata sulla tavola alle mie spalle.
" Come aveva fatto lo sconosciuto a finire dalla riva nel punto esatto in cui si trovava Diana, in mezzo alle onde? Chi l'aveva afferrata, sollevandola e mettendola in salvo? A pensarci bene, come era riuscita Diana a invocare Dio trovandosi sotto la superficie del mare, senza che le entrasse l'acqua nei polmoni? Quando la bambina arrivò a riva, era confusa quanto il suo salvatore. Ma c'era un'altra sorpresa in serbo per lei. "Mamma, hai visto cosa mi è successo?" domandò, lasciandosi cadere sull'asciugamano. "Certo, tesoro, ti ho vista nuotare verso la riva.
Ti stai divertendo?" le chiese la donna, sorridendo. Nuotare? Ma se era arrivata su una tavola da surf! Si girò di scatto, ma il ragazzo che l'aveva accompagnata era sparito. Probabilmente si trattava di una persona normalissima, dato che le era sembrato confuso quanto lei. Ma in tal caso, perché sua madre non lo aveva visto? E poi, un ragazzo non avrebbe mai potuto trovarla tra le onde, o farla risalire in superficie così rapidamente... Diana non ha mai raccontato a nessuno la sua avventura marina. "Dio ha aspettato a rivelarmi la verità. Ma era proprio lui, l'unico che potesse salvarmi", mi raccontò in seguito. Per molto tempo quel ricordo fu troppo speciale per poterlo condividere con altri.