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By Cristiani di Lory
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Cristiani di Lory guida dal 22-03-2006
L’incontro con il volto paterno e materno di Dio.
Presentazione
"Chiamami Padre" nasce dopo i due precedenti libretti dedicati a Gesù Cristo (Riscopriamo i 'Eucaristia, 1998) e allo Spirito Santo (Lo Spirito Santo, ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo, 1998). Come dice il titolo, questo volumetto tratta dell'ultimo tema proposto dal Papa Giovanni Paolo Il in preparazione al Giubileo del 2000: il Padre.
Il libro si compone di due parti e di una appendice:
- la prima parte (capp. 1-8) contiene alcuni dati rivelati sulla Persona del Padre e sui suoi rapporti con le altre divine Persone, e, soprattutto, con noi;
- la seconda parte (capp. 9-11) cerca di portare sul piano della vita pratica i principi prima esposti, attraverso un colloquio che si fa intimo e personale.
L'appendice riporta la parte della Lettera apostolica Tertio millennio adveniente del 10 novembre 1994, riguardante il Padre, con la descrizione degli obiettivi proposti dal Pontefice per una degna celebrazione dell'anno giubilare.
Ogni capitolo si apre con una preghiera liturgica, tratta dal Messale, per mettere in evidenza lo stretto legame fra ciò che si annuncia e ciò che è oggetto di preghiera nella Chiesa.
Il volumetto non pretende di esaurire l'ampia tematica legata all'argomento: vuole solo essere uno strumento pastorale che, partendo da sicure basi bibliche, cerca di avviare e sostenere un cammino incontro al "Padre che è nei cieli", il quale, rivelandoci il suo infinito amore paterno e materno, ci invita a riscoprire e a vivere, in pienezza, la nostra originale vocazione, che è quella dell'amore e della gioia.
IO PAURA? PAURA DI CHE? SONO COL MIO PAPÀ!
Un acrobata, un giorno, si esibì in un esercizio particolarmente difficile.
Salì su un grattacielo, si sporse dal cornicione, e tenendo in braccio il suo bambino, compì alcuni volteggi molto pericolosi. Quando scesero, gli spettatori, esterrefatti, chiesero al bimbo:
«ma non avevi paura di cadere nel vuoto e di morire?».
E lui, stupito della domanda, rispose: «io paura? paura di che? Io ero al sicuro, perché ero fra le braccia di papà !».
Per lui, nessun dubbio e nessun rischio. Bastava una sicurezza: quella di avere vicino il suo papà!
Ed era contento così, sia che lo tenesse tranquillamente per mano, sia che lo portasse in alto e lo sospendesse nel vuoto.
L'unica cosa importante era la presenza di papà!
NOI, INVECE, ABBIAMO PAURA E CERCHIAMO UN PADRE
Il bimbo non si pone problemi, perché non li conosce, e perché sa che a tutto pensa papà.
È toccante la scena, abbastanza comune, del papà che, giocando, alza in alto il suo figlioletto e lo fa volteggiare sopra di sé. In questo momento il bimbo è la creatura
- più libera,
- più felice,
- più sicura del mondo.
C'è in lui una sicurezza pari alla sua ingenuità.
È ben lontano dal pensare che gli possa capitare qualcosa di spiacevole e che il papà possa cambiare sentimenti nei suoi confronti!
Il papà è il suo punto di riferimento incrollabile e sicuro!
Nessuno può rubargli un tesoro così prezioso!
Noi, uomini cresciuti, siamo ancora quei bimbi, con tanta nostalgia e con tanto bisogno di sicurezza, di affetti autentici e sinceri.
Abbiamo bisogno di riscoprire il volto di un Padre che ci richiami le caratteristiche di quel padre, che, forse, non abbiamo più, ma che continuiamo a rimpiangere.
Abbiamo bisogno di sapere se il Padre celeste può essere per noi
- una roccia,
- un baluardo,
- una sicura difesa,
- un dolce rifugio (cf. Sai 61),
sul quale riversare le nostre insicurezze, le nostre paure, le nostre necessità, e, soprattutto, il nostro amore...
Abbiamo bisogno, in una parola, di riscoprire il volto di Dio-Padre!
Abbiamo bisogno di credere che, per dirla con Kierkegaard, «l'amore paterno di Dio è l'unico punto fermo sul quale il mondo può ancora far leva».
OGGI SEMBRA PIÙ DIFFICILE CHIAMARE DIO COL NOME DI PADRE
È arduo, per molti, accostare il nome di Dio al nome di Padre, per le tristi esperienze di cui si va riempiendo la loro vita. Non è raro incontrare fanciulli che alla parola padre associano l'idea di violenza, di conflitti familiari, di alcolismo, oppure di assenza totale.
È difficile credere all'amore del Padre celeste per chi non ha vissuto l'esperienza di essere amato da un padre terreno, e di non aver avuto la sua dolce presenza nei momenti più sofferti e significativi della vita.
Una serie di fattori sociali e culturali ha gettato il discredito sulla figura paterna, un tempo autorevole e simpatica.
Le varie forme
- di paternalismo,
- di autoritarismo,
- di maschilismo
hanno finito per associare l'idea di padre a quella di padrone. E quindi hanno portato a considerare la figura paterna come un qualcosa di lontano, di scostante, di antipatico.
