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Gesù Eucaristico Amore

GESÙ IN ME

A cura di Lory

Pubblicato il 29/03/2007

“Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue, rimane in Me e Io in lui”. (Giov. 6, 57)

foto intervento

                                                              GESÙ IN ME


- La S. Comunione: Gesù è mio
- La purità di anima per la S. Comunione

 

LA S. COMUNIONE: GESÙ È MIO


Nella S. Comunione Gesù si dona a me e diventa mio, tutto mio in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. “Sono padrona di Te”, diceva a Gesù con candore S. Gemma Galgani.
Con la Comunione, Gesù penetra nel mio petto e rimane corporalmente presente in me fin quando durano le specie del pane, ossia per circa un quarto d’ora. Durante questo tempo, insegnano i Santi Padri, gli Angeli mi circondano per continuare ad adorare Gesù e amarLo ininterrottamente. “Quando Gesù è presente corporalmente in noi, attorno a noi fanno la guardia d’amore gli Angeli”, scriveva S. Bernardo.


Forse noi pensiamo tanto poco alla sublimità di ogni S. Comunione. Eppure, S. Pio X diceva che “se gli Angeli potessero invidiare, ci invidierebbero la S. Comunione”. E S. Maddalena Sofia Barat definiva la S. Comunione “il Paradiso sopra la terra”.
Tutti i Santi hanno compreso la divina meraviglia dell’incontro e dell’unione con Gesù Eucaristico, per essere posseduti da Lui e possederLo “Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue rimane in Me e lo in lui” (Giov. 6, 57). “È notte - scriveva una volta Santa Gemma - mi avvicino a domattina: Gesù possederà me e io possederò Gesù”. Non è possibile unione d’amore più profonda e totale: Lui in me e io in Lui: l’uno nell’altro: che si può voler di più?


“Voi invidiate - diceva S. Giovanni Crisostomo - la sorte della donna che toccò le vesti a Gesù, della peccatrice che bagnò i piedi con le sue lagrime; delle donne di Galilea che ebbero la felicità di seguirlo nelle sue peregrinazioni, degli apostoli e dei discepoli con i quali conversava familiarmente; della popolazione del tempo che ascoltava le parole di grazia e di salveza che uscivano dalle sue labbra. Voi chiamate felici coloro che lo videro... Ma venite all’altare, e voi lo vedrete, lo toccherete, gli donerete baci santi, lo bagnerete con le vostre lagrime, lo porterete dentro di voi come Maria SS.”.
Per questo i Santi hanno desiderato e bramato la S. Comunione con amore struggente. S. Francesco d’Assisi o S. Caterina da Siena, S. Pasquale Baylon o S. Veronica, S. Gerardo o S. Margherita Alacoque, S. Domenico Savio o S. Gemma Galgani...; è inutile continuare, perchè bisognerebbe elencarli proprio tutti!


A S. Caterina da Genova, ad esempio, successe una notte di sognare che il giorno seguente non avrebbe potuto ricevere la S. Comunione. Il dolore che provò fu cosi forte che pianse inconsolabilmente, e quando si svegliò al mattino si trovò con il volto tutto bagnato dalle lacrime versate nel sogno!


S. Teresa del Bambin Gesù ha scritto un piccolo poema eucaristico, “Desideri presso il Tabernacolo”, in cui, tra le altre cose deliziose, dice: “Vorrei essere il calice ove adoro il Sangue divino. Posso però anch’io, nel Santo Sacrificio, raccoglierlo in me ogni mattina. Più cara è perciò a Gesù l’anima mia, che il più prezioso dei vasi d’oro”. E quale non fu la felicità dell’angelica Santa quando, durante un’epidemia, le fu concessa la Comunione quotidiana?


S. Gemma Calgani, una volta venne messa alla prova dal Confessore che le proibì la Comunione. “O Padre, Padre - scriveva ella al suo Direttore spirituale - oggi sono stata a confessarmi, e il Confessore ha detto di levarmi Gesù. O Padre mio, la penna non mi vuole più scrivere, la mano mi trema forte, io piango". Cara Santa! vero serafino tutto fuoco e sangue d’amore a Gesù Eucaristico.
Anche S. Gerardo Maiella, per una calunnia di cui non volle scolparsi, venne punito con la privazione della S. Comunione. La sofferenza del Santo fu tale che un giorno si rifiutò di andare a servire la S. Messa a un sacerdote di passaggio, “perchè - diceva - a vedere Gesù Ostia fra le mani del Sacerdote, non resisterei e glielo strapperei di mano!”. Quale brama consumava questo mirabile Santo! E quale rimprovero per noi che forse possiamo comunicarci con ogni comodità, e non lo facciamo. È segno che ci manca l’essenziale: l’amore. E forse siamo cosi innamorati dei piaceri terreni che non possiamo più gustare le delizie celesti dell’unione con Gesù Ostia. “Figliuolo, come puoi tu sentire le fragranze di Paradiso che si diffondono dal Tabernacolo?”, diceva S. Filippo a un giovane amante dei piaceri di carne, dei balli, dei divertimenti... Le gioie dell’Eucaristia e le soddisfazioni dei sensi sono “cose opposte” (Gal. 5, 17) e “l’uomo carnale non può gustare le cose dello spirito” (1 Cor. 2, 14). Questa è sapienza che viene da Dio.


S. Filippo Neri era cosi amante dell’Eucaristia che, pur gravamente infermo, si comunicava ogni giorno, e se non gli si portava Gesù molto presto al mattino, dava in smanie e non poteva trovar riposo in nessun modo: “Ho un tal desiderio di ricevere Gesù - esclamava - che non posso darmi pace ad attendere”. La stessa cosa avveniva, ai nostri tempi, a P. Pio da Pietrelcina, che soltanto l’ubbidienza poteva placare nell’attesa della celebrazione della S. Messa alle quattro o alle cinque del mattino. Veramente l’amore di Dio è un “fuoco divorante” (Deut. 4, 24).


Quando Gesù è mio, esulta la Chiesa intera, quella dei Cieli, quella del Purgatorio, quella della terra. Chi potrà esprimere il gaudio degli Angeli e dei Santi ad ogni Comunione ben fatta? Una novella corrente d’amore arriva in Paradiso e fa vibrare quegli spiriti beati ogni volta che una creatura si unisce a Gesù per possederLo ed essere posseduta da Lui. Vale molto di più una Comunione che un’estasi, un rapimento, una visione. La S. Comunione trasporta il Paradiso intero nel mio povero cuore!
Per le anime del Purgatorio, poi, la S. Comunione è il dono personale più caro che esse possono ricevere da noi. Chi può dire quanto giovino alla loro liberazione le SS. Comunioni? A S. Maria Maddalena de’ Pazzi un giorno apparve il fratello defunto e le disse che gli erano necessarie centosette Comunioni per poter lasciare il Purgatorio. Difatti, all’ultima delle centosette Comunioni, la Santa rivide il suo papà salire al cielo.


S. Bonaventura si fece apostolo di questa verità, e ne parlava in termini vibranti: “O anime cristiane, volete voi dare le prove del vero amore ai vostri defunti? Volete loro inviare i più preziosi soccorsi e la chiave d’oro del cielo? Fate spesso la S. Comunione per il riposo delle loro anime!”.
Infine, riflettiamo che nella S. Comunione noi ci uniamo non solo a Gesù, ma anche a tutte le membra del Corpo Mistico di Gesù, specialmente alle anime più care a Gesù e più care al nostro cuore. È nella Comunione che ogni volta si realizza pienamente la parola di Gesù: “Io in essi... affinchè siano perfetti nell’unita” (Giov. 17, 23). L’Eucaristia ci rende “uno” anche fra noi sue membra: “uno solo in Gesù”, come dice S. Paolo (Gal. 3, 28). La Comunione è davvero tutto l’amore di Dio e del prossimo. È la vera “festa dell’Amore”, come diceva Santa Gemma Galgani. E in questa “festa dell’Amore” l’anima innamorata può esultare cantando con S. Giovanni della Croce: “Miei sono i cieli e mia la terra, miei sono gli uomini, i giusti sono miei e miei i peccatori. Gli Angeli sono miei e la Madre di Dio, tutte le cose sono mie. Lo stesso Dio è mio e per me, poichè Cristo è mio e tutto per me”.


LA PURITÀ DI ANIMA PER LA S. COMUNIONE


Che dire della grande purità di anima con cui i Santi si accostavano a ricevere il Pane degli Angeli? Sappiamo che erano di una delicatezza veramente angelica. Consapevoli della propria miseria, essi cercavano di presentarsi a Gesù "santi e immacolati" (Ef. 1, 4) ripetendo con il pubblicano: "O Dio, abbi pietà di me che sono peccatore" (Luc. 18, 9), e ricorrendo con grande premura al lavacro della S. Confessione.
Quando a S. Girolamo venne portato il S. Viatico, in fin di vita, si vide il Santo prostrarsi a terra in adorazione, e lo si udì ripetere con profonda umiltà le parole di S. Elisabetta e quelle di S. Pietro: "Donde questo, che viene a me il mio Signore? Allontanati da me, che sono uomo peccatore" (Luc. 1, 43; 5, 10). E quante volte l'angelica e serafica S. Gemma fu tentata di non comunicarsi, ritenendosi nient'altro che un vile "letamaio"?


E P. Pio da Pietrelcina ripeteva con trepidazione ai confratelli "Dio vede le macchie anche negli Angeli, figuriamoci in me!". Per questo egli era molto assiduo alla Confessione sacramentale.
"Oh se potessimo comprendere chi è quel Dio che riceviamo nella Comunione, quale purezza di cuore gli porteremmo!", esclamava S. Maria Maddalena de' Pazzi.
Per questo S. Ugo, S. Tommaso d'Aquino, S. Francesco di Sales, S. Ignazio, S. Carlo Borromeo, S. Francesco Borgia, S. Luigi Bertrando, S. Giuseppe da Copertino, S. Leonardo da Porto Maurizio e tanti altri Santi si confessavano ogni giorno prima di celebrare la S. Messa.
S. Camillo de Lellis non celebrava mai la S. Messa senza prima confessarsi, perchè voleva almeno "spolverare" la sua anima. Una volta in una piazza di Livorno, al tramonto, prima di separarsi da un confratello, il Santo, prevedendo che il mattino seguente non avrebbe avuto un Sacerdote per confessarsi prima di celebrare, si fermò, si levò il cappello, si fece il segno di croce e si confessò li in piazza dal confratello.


Anche S. Alfonso, S. Giuseppe Cafasso, S. Giovanni Bosco, S. Pio X, P. Pio da Pietrelcina, si confessavano molto spesso. E perchè mai S. Pio X volle anticipare a sette anni l'età della Prima Comunione per i piccoli, se non per fare entrare Gesù nei cuori dei fanciulli innocenti che tanto somigliano agli Angeli? E P. Pio da Pietrelcina, perchè esultava quando gli portavano bambini di cinque anni preparati per la Prima Comunione?
I Santi applicavano alla perfezione la direttiva dello Spirito Santo: "Ciascuno esamini prima se stesso, e poi mangi di quel Pane e beva di quel Calice, perchè chi mangia e chi beve indegnamente, mangia e beve la propria condanna" (1 Cor. 11, 28).
Esaminarsi, pentirsi, accusarsi, chiedere perdono approfittando anche ogni giorno del Sacramento della Confessione era cosa naturale per i Santi. Beati loro, capaci di tanto! E i frutti di santificazione erano costanti e abbondanti, perchè l'anima pura che accoglie in sè Gesù, "Frumento degli eletti" (Zac. 9, 17), è come la "terra fertile... che produce frutto con perseveranza" (Luc. 8, 15).


S. Antonio M. Claret illustra molto bene la cosa: "Quando ci comunichiamo, tutti noi riceviamo il medesimo Signore Gesù, ma non tutti riceviamo le medesime grazie, nè produce in tutti gli stessi effetti. Ciò proviene dalla nostra maggiore o minore disposizione. Per spiegare questo fatto, mi serve un paragone naturale: l'innesto. Quanto più le piante si rassomigliano, tanto meglio è per l'innesto. Così, quanta più somiglianza ci sarà tra chi si comunica e Gesù, tanto migliori saranno i frutti della S. Comunione". Il Sacramento della Confessione è appunto il mezzo eccellente di restauro della somiglianza fra l'anima e Gesù.
Per questo S. Francesco di Sales insegnava ai suoi figli spirituali: "Confessatevi con umiltà e devozione... se è possibile ogni volta che vi comunicate, quantunque non vi sentiate nella coscienza alcun rimorso di peccato mortale".
Per questo S. Teresa di Gesù, quando era consapevole della minima colpa veniale, non si comunicava senza prima confessarsi.


A questo proposito, è bene ricordare l'insegnamento della Chiesa. La Comunione deve essere fatta stando in grazia di Dio. Perciò, quando si è commesso un peccato mortale, anche se si è pentiti e si ha un grande desiderio di comunicarsi, è necessario, è indispensabile confessarsi prima della S. Comunione, altrimenti si commette peccato gravissimo di sacrilegio, per il quale, come disse Gesù a S. Brigida,"non esiste sulla terra supplizio che basti a punirlo"!


Invece, la Confessione fatta prima della Comunione, soltanto per rendere più pura e più bella l'anima già in grazia, non è necessaria, ma è preziosa, perchè riveste l'anima del più bell' "abito nuziale" (Matt. 22, 14) con cui assidersi alla mensa degli Angeli. Per questo le anime più delicate hanno sempre cercato con frequenza (almeno ogni settimana) la assoluzione sacramentale anche per le colpe leggere. Se infatti la purità dell'anima deve essere massima per ricevere Gesù, nessuna purità è più fulgente di quella che si ottiene confessandosi, con il bagno nel Sangue di Gesù che rende l'anima pentita divinamente bella e splendente. "L'anima che riceve il Sangue Divino diventa bella, come rivestita dell'abito più prezioso, e così risplendente, che, se poteste vederla, sareste tentati di adorarla" (S. Maria Maddalena de' Pazzi).
Quale conforto per Gesù l'essere ricevuto da una anima purificata e rivestita del suo Divin Sangue! E quale gioia tutta d'amore per Lui se si tratta di un'anima verginale, perchè "l'Eucaristia venne dal cielo della verginità" (S. Alberto Magno) e non trova il suo cielo che nella verginità. Nessuno come la vergine può ripetere con la Sposa dei Cantici ad ogni Comunione: "Il mio Diletto è mio e io sono tutta del mio Diletto che pascola fra i gigli e a me rivolge il suo amore" (Cant. 2, 16).


Un modo delicato di preparamento alla S. Comunione è quello di invocare l'Immacolata e affidarci a Lei perchè ci faccia ricevere Gesù con la sua umiltà, con la sua purezza e con il suo amore, e anzi, venga Ella stessa a riceverLo in noi. Questa pia pratica venne raccomandata molto dai Santi, specialmente da S. Luigi Grignon de Montfort, da S. Pietro G. Eymard, da S. Alfonso de' Liguori e dal B. Massimiliano M. Kolbe. "La migliore preparazione alla S. Comunione è quella che si fa con Maria", scrisse S. Pietro G. Eymard. Una descrizione deliziosa ci è fatta da S. Teresina quando immagina la sua anima come una bimba di tre o quattro anni, tutta in disordine nei capelli e nei vestiti, vergognosa di presentarsi all'altare per ricevere Gesù. Ma fa ricorso alla Madonna e "subito - scrive la Santa - la Vergine Maria si affaccenda attorno a me; mi toglie prestamente il grembiulino sudicio e riannoda i miei capelli con un bel nastro o anche con un semplice fiore... E ciò basta per farmi apparire graziosa e farmi sedere, senza arrossire, al banchetto degli Angeli". Facciamone anche noi la prova. Non ne resteremo delusi. Anzi, potremo anche noi esclamare con S. Gemma estatica: "Quanto è bella la Comunione fatta con la Mamma del Paradiso".

 

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