Gesù con me (Amare la “Casa di Gesù”)

La divina Presenza Reale di Gesù nei nostri Tabernacoli è stata sempre oggetto di immensa riverenza e rispetto da parte dei Santi.

La loro delicatezza amorosa, verginale, per le “cose di Gesù” (1 Cor. 7, 32) era una delle espressioni più evidenti del loro grande amore che non ammetteva riserve, che tutto considerava di grande importanza, anche una semplice cosa di rito esterno, per la quale S. Teresa e S. Alfonso si dicevano pronti a sacrificare la stessa vita.

Ed è dai Santi che dobbiamo imparare ad amare Gesù circondando di premure affettuose i santi Tabernacoli, gli altari e le Chiese sue “dimore” (Marc. 11, 17).
Del resto, Gesù stesso volle istituire il Sacramento dell’amore in un luogo nobile e bello: il Cenacolo, una grande sala con addobbi e tappeti (Luc. 22, 12). E i Santi hanno sempre zelato con tutte le forze il decoro per la Casa di Dio.

S. Francesco d’Assisi, ad esempio, nelle sue peregrinazioni apostoliche portava con sé o si procurava una… scopa, per scopare le Chiese che non trovava pulite; dopo la predica al popolo, di solito egli radunava il clero del paese e raccomandava con ardore lo zelo per il decoro della Casa del Signore; faceva preparare da S. Chiara e dalle clarisse i sacri lini per gli altari, e, nonostante la sua povertà, procurava e inviava pissidi, calici, tovaglie alle Chiese povere e abbandonate.

Dalla vita di S. Giovanni Battista De La Salle sappiamo che il Santo voleva vedere la Cappella sempre linda e ornata, l’altare in perfetto ordine, la lampada eucaristica sempre accesa. Le tovaglie sporche, gli ornamenti strappati, i vasi poco puliti, ferivano i suoi occhi e più ancora il suo cuore. Nessuna spesa egli riteneva eccessiva, quando si trattava del culto a Gesù.
S. Paolo della Croce voleva così lindi gli arredi e gli oggetti sacri, che un giorno mandò indietro uno dopo l’altro due corporali perché non gli sembravano abbastanza puliti.

Tra i sovrani amanti dell’Eucaristia, S. Venceslao, re di Boemia, preparava da sé il terreno, seminava il grano, lo mieteva, lo macinava, lo passava a staccio, e col fior fiore della farina preparava le ostie per il S. Sacrificio. E S. Radegonda, regina di Francia, divenuta umile religiosa, era felice di poter macinare con le sue mani il grano scelto per le sante Messe, e ne provvedeva gratuitamente le Chiese povere. Ricordiamo anche S. Vincenza Gerosa che si prendeva cura delle viti per il vino delle Sante Messe. Con le sue mani le coltivava, le potava, felice al pensiero che quei grappoli d’uva da lei curati sarebbero diventati Sangue di Gesù.

Che dire poi della delicatezza dei Santi verso le Specie eucaristiche? Intatta era la loro fede nella Presenza Reale di Gesù anche nel più piccolo frammento di Ostia. Bastava vedere P. Pio con quale delicata finezza purificava la patena e i vasi sacri all’altare: gli si leggeva l’adorazione sul volto!
Quella volta che S. Teresina vide un piccolo frammento di Ostia sulla patena, dopo la S. Messa, chiamò le novizie e in processione ella portò in sacrestia la patena con una grazia e un’adorazione veramente angeliche. E S. Teresa Margherita, trovato un frammento di Ostia a terra presso l’altare, scoppiò in pianto perché pensò a una irriverenza verso Gesù, e si pose in adorazione accanto al frammento fino a che non venne un Sacerdote a raccoglierlo e riporlo nel Tabernacolo.

Una volta a S. Carlo Borromeo, mentre distribuiva la Comunione, cadde inavvertitamente di mano una Sacra Particola. Il Santo si ritenne colpevole di grave irriverenza a Gesù, e ne soffrì tanto che per quattro giorni non ebbe il coraggio di celebrare la S. Messa e si impose per penitenza otto giorni di digiuno!
E che dire di S. Francesco Saverio che a volte, distribuendo la S. Comunione, si sentiva afferrare da un tale senso di adorazione verso Gesù fra le sue mani, che si poneva in ginocchio a comunicare i fedeli? Non era quello uno spettacolo di fede e di amore degno del cielo?

Ancor più fine, inoltre, era il tatto dei Santi Sacerdoti nel toccare la SS. Eucaristia. Come avrebbero desiderato essi avere le stesse mani verginali dell’Immacolata! A S. Corrado di Costanza capitava che di notte gli indici e i pollici gli diventavano luminosi, per la fede e l’amore con cui usava quelle dita nel toccare il Corpo Santissimo di Gesù. S. Giuseppe da Copertino, il santo estatico che volava come un Angelo, rivelava la sua squisita delicatezza d’amore a Gesù nell’espresso desiderio di avere un altro paio di indici e di pollici, da poter mettere solo per toccare la Carne Santissima di Gesù. E P. Pio da Pietrelcina talvolta stentava visibilmente a prendere fra le dita l’Ostia Santa, ritenendosi indegno di toccarla con le sue mani “stimmatizzate”. (Cosa dire, oggi della penosa leggerezza con cui si tenta di introdurre ovunque la Comunione sulla mano anziché sulla lingua? Di fronte ai Santi così umili e angelici non si fa forse la figura di rozzi presuntuosi?).

Altra grande preoccupazione dei Santi, per il decoro della Chiesa e delle anime, è stata quella di esigere la modestia e il pudore dalle donne. La severità su questo punto particolare si trova costantemente riaffermata da tutti i Santi, da S. Paolo Apostolo (il velo alle donne perché non abbiano la testa “come se fosse rasa!”: 1 Cor. 11, 5-6) a S. Giovanni Crisostomo, a S. Ambrogio ecc., fino a P. Pio da Pietrelcina che non ammetteva mezze misure, ma esigeva sempre abiti modesti lunghi ben sotto le ginocchia. E come potrebbe essere altrimenti? Il Servo di Dio P. Leopoldo da Castelnuovo cacciava fuori di Chiesa le donne in abiti poco modesti chiamandole “carne da mercato”. Cosa direbbe oggi che quasi tutte le donne, anche dentro le Chiese fanno strazio del pudore e della decenza? Esse continuano, persino nei luoghi sacri, la diabolica arte seduttrice di Eva verso la concupiscenza dell’uomo, come dice lo Spirito Santo (Eccli. 9, 9); ma la giustizia di Dio non lascerà impunita tanta stoltezza e immondezza; anzi, come dice l’Apostolo, “è soprattutto per questi peccati (della carne) che si scatena la collera di Dio” (Col. 3, 5-6).

Ugualmente, i Santi hanno sempre raccomandato, con l’esempio e con la parola, l’angelica compostezza con cui entrare in Chiesa, segnarsi devotamente con l’acqua santa, genuflettere piamente, e, prima di ogni altra cosa, adorare Gesù in Sacramento unendosi agli Angeli e ai Santi che gli stanno attorno. Se si sosta in preghiera, bisogna raccogliersi con cura per conservarsi attenti e devoti; è anche bene accostarsi più che si può all’altare del Sacramento, perché il B. Giovanni Duns Scoto ha dimostrato che l’influsso fisico dell’Umanità Santissima di Gesù è tanto più intenso quanto più si è vicini al suo Corpo e Sangue (S. Gemma Galgani, infatti, diceva che a volte non le era possibile accostarsi di più all’altare del Santissimo, perché le si accendeva un tale fuoco d’amore nel cuore da arrivare a bruciarle i panni sul petto!).

Chi vedeva S. Francesco di Sales entrare in Chiesa, segnarsi, genuflettere, pregare davanti al Tabernacolo, doveva dar ragione al popolo che diceva: “Così fanno gli Angeli e i Santi in cielo”.
Una volta un principe della corte di Scozia disse a un amico: “Se tu vuoi vedere come pregano gli Angeli in cielo, va in Chiesa e guarda la Regina Margherita come prega con i suoi figli davanti all’altare”. A tutti i frettolosi e i distratti bisognerebbe ricordare con fermezza le parole del B. Luigi Guanella: “La Chiesa non può mai diventare né un corridoio, né un cortile, né una via, né una piazza”. E S. Vincenzo de’ Paoli raccomandava con tristezza di non fare davanti al SS. Sacramento certe genuflessioni da “marionette”.

Non siano vani per noi questi esempi e ammaestramenti dei Santi.
Leggiamo nel Vangelo un piccolo episodio che contiene un grande gesto d’amore tutto grazia e profumo. È il gesto che compì S. Maria Maddalena nella casa di Betania, quando si avvicinò a Gesù “con un vaso di alabastro pieno di profumo di gran valore, e lo versò sul capo di Lui” (Matt. 26, 7). Circondare di grazia e di profumo i santi Tabernacoli è stato un compito affidato sempre a quelle creature gentili e profumate che sono i fiori. E anche in questo i Santi non sono stati secondi a nessuno. Quando l’Arcivescovo di Torino volle entrare un giorno, occasionalmente, nella Chiesa della “Piccola Casa della Provvidenza,” la trovò così nitida, con l’altare ornato e profumato di fiori, che chiese a S. Giuseppe Cottolengo: “Che festa si celebra oggi?”. Il Santo gli rispose: “Nessuna festa facciamo oggi: ma qui, in Chiesa, è sempre festa”.

S. Francesco Di Geronimo si industriava a piantare e a coltivare da sé i fiori per l’altare del Sacramento, e talvolta li faceva anche crescere miracolosamente perché Gesù non restasse senza fiori.
“Un fiore a Gesù”: non priviamoci di questo delicato gesto d’amore a Gesù. Sarà una piccola spesa settimanale, ma verrà ricompensata da Gesù “al centuplo” e i nostri fiori sull’altare esprimeranno con la loro grazia e fragranza la nostra presenza d’amore accanto a Gesù.
C’è di più, anzi. S. Agostino ci ricorda una pia usanza dei suoi tempi: dopo la S. Messa i fedeli si disputavano i fiori dell’altare; li portavano a casa e li conservavano come reliquie, perché sull’altare erano stati vicini vicini a Gesù, presenti al suo Divin Sacrificio. E Santa Giovanna Francesca di Chantal, diligentissima nel portare sempre fiori freschi a Gesù, appena cominciavano ad appassire accanto al Tabernacolo, li prendeva e li portava in cella per averli con sé ai piedi del suo Crocifisso. Quando si ama!
Impariamo e imitiamo.

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Pubblicato il lunedì 14 maggio 2007 in: Gesù Eucaristico Amore

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