Musica nelle riduzioni gesuitiche

Un inestimabile patrimonio storico-musicale, la cui riscoperta è iniziata verso la fine degli anni'70

A partire dal XVII secolo, i Gesuiti, giunti nel Nuovo Mondo per convertire gli Indios, fondarono alcune comunità costituite esclusivamente da popolazioni locali, in una zona che attualmente attraversa Equador, Perù, Bolivia e Paraguay.
Esse presero il nome di riduzioni, in quanto le attività degli indigeni si dovevano svolgere in aree geograficamente limitate, con il vantaggio, però, di un’autonomia politica ed amministrativa, posta sotto la tutela dei missionari.
L’esperimento, rivoluzionario per l’epoca, ebbe vita difficile e durò dal 1609 al 1766, anno in cui i Gesuiti furono espulsi ed i loro beni confiscati.
Nell’ambito delle riduzioni, la musica occupò un posto fondamentale come veicolo di evangelizzazione, poiché i religiosi fecero leva sull’eccezionale sensibilità artistica dei popoli da cristianizzare.
Così, pur portando le loro esperienze essenzialmente barocche, accolsero sia gli stili che gli strumenti caratteristici delle popolazioni indigene autoctone, dando vita a brani di grande originalità e suggestione.
Non fu un caso, quindi, che diversi Gesuiti accorsi in quelle terre lontane erano dei valenti musicisti, fra i quali ricordiamo lo svizzero Martin Schmid (1694-1772) e l’italiano Domenico Zipoli (1688-1726), forse la figura maggiormente significativa.
Quest’ultimo, dopo una prestigiosa carriera portata avanti in Italia come organista e compositore, si spostò in Argentina, dove divenne famoso grazie ai suoi brani sacri, che raggiunsero in modo capillare le lontane riduzioni.
Queste le notizie salienti su un tema prevalentemente legato, fino a qualche decennio fa, alla tradizione orale.
Ma alla fine degli anni ‘70, alcuni eccezionali ritrovamenti hanno contribuito a gettare nuova luce sulla vicenda, a cominciare dalla scoperta di 600 spartiti in una missione situata nell’area di Chiquitos in Bolivia, da parte dell’architetto svizzero Hans Roth.
Ad essi si sono aggiunti manoscritti recuperati in altre missioni e tutto è ora conservato nell’archivio di Concepcion.
Un materiale in gran parte ancora da studiare, dal quale è già emerso che, a riprova dell’ottimo lavoro svolto dai Gesuiti, molti brani sono stati composti dagli Indios.
Ricordiamo, infine, che in Italia vi è il Domenico Zipoli Ensemble, diretto dal musicologo paraguayano Luis Szarán, specializzato nel repertorio delle riduzioni, mentre la casa discografica francese K617 è stata la prima a incidere un buon numero di questi brani, nell’ambito di una collana appositamente dedicata all’argomento, intitolata Les Chemins du Baroque.

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Pubblicato il martedì 24 ottobre 2006 in: Curiosità musicali

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