Cosa ne pensate della crescente contaminazione fra la musica classica e gli altri generi?
A cura di Marco del Vaglio
Pubblicato il 16/01/2007
Nuova edizione del brano del compositore statunitense, inserito nella serie della Naxos dedicata al Milken Archive of American Jewish Music
Composto da Thomas Beveridge nel 1994, Yizkor Requiem: A Quest for Spiritual Roots, è entrato nel catalogo della Naxos nel 2000 (serie American Classics).
Si trattava di una registrazione "live", effettuata all' auditorium del John F. Kennedy Center, con un organico, diretto dall'autore, formato da solisti europei, ed orchestra e coro statunitensi.
Il successo della composizione è stato tale che ora, a distanza di pochi anni, la Naxos ha riproposto il brano con solisti americani e coro ed orchestra europei, inserendolo sempre nell'ambito della serie American Classics, ma stavolta nella collana dedicata al Milken Archive of American Jewish Music.
Prima di parlare del disco, è doveroso qualche cenno su Beveridge per dire, innanzitutto, che è nato a New York City nel 1938 e si è laureato ad Harvard nel 1955, dove ha studiato con Thompson e Piston ed in seguito si è perfezionato a Parigi, con la mitica Nadia Boulanger.
Figura molto eclettica del panorama musicale statunitense, all'attività di compositore, abbina quella di docente, strumentista, direttore di cori ed orchestre e cantante, essendo anche un basso molto apprezzato.
Autore prolifico, ha all'attivo una produzione che supera i 500 brani, molti dei quali scritti a seguito di commissioni ricevute dalle più prestigiose istituzioni degli USA.
Riguardo alla genesi dell' Yizkor Requiem, l'idea di scrivere una particolare composizione funebre si è fatta strada subito dopo la morte, avvenuta nel 1991, di suo padre Lowell, uomo di cultura impegnato nel sostenere fattivamente l' amicizia fra i popoli di fede cristiana, ebrea e musulmana.
Ne è nato un lavoro dal forte spirito interconfessionale, diviso in dieci movimenti, nei quali si succedono o si sovrappongono passi in latino ed in aramaico/ebreo.
I testi musicati sono tratti in parte dall'Yizkor, una commemorazione ebraica dei defunti che ha luogo solo in particolari occasioni (Yom Kippur e nei giorni conclusivi di Sukkot, Pesah e Shavuot) ed in parte dalla Messa da Requiem cattolica.
Dal punto di vista stilistico, per la presenza del cantor e di melodie vicine a quelle della tradizione, il brano può essere considerato più affine alla cultura ebraica.
Non mancano però legami con la musica sacra occidentale, poiché si riscontrano echi gregoriani, operistici e riferimenti a compositori quali, ad esempio, Duruflé e Poulenc.
Un cenno agli interpreti, per segnalare le splendide voci del tenore Robert Brubaker, del soprano Ana María Martínez e del mezzosoprano Elizabeth Shammash e l' ottima prova dell' Academy of St. Martin in the Fields e del suo Coro, diretti da Sir Neville Marriner.
Ricordiamo, infine l'australiano Rabbi Rodney Mariner, voce recitante, presente solo nel finale.
In definitiva un disco molto bello, che risulterà particolarmente gradito agli appassionati di musica sacra, soprattutto se si sono lasciati sfuggire l'edizione precedente, dove l'esecuzione era altrettanto buona, ma il libretto illustrativo non aveva la stessa completezza.