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Musica sacra

Godár: Mater

A cura di Marco del Vaglio

Pubblicato il 03/04/2007

La religiositŕ popolare del compositore slovacco emerge in un suggestivo cd della ECM

foto intervento

Nato a Bratislava nel 1956, Vladimír Godár non č certamente un autore famoso, pur avendo all'attivo numerose composizioni, fra cui molte colonne sonore.
Il suo stile, inizialmente orientato verso la musica d'avanguardia, ha subito da qualche anno un deciso cambiamento, attestandosi su una modernitŕ che non rinnega le esperienze dei secoli scorsi, rimandando spesso sia al periodo barocco che alle antiche tradizioni slovacche.
Tutto questo si puň apprezzare nel cd della ECM, collana "New Series", intitolato Mater, che si dipana attraverso un filo conduttore esistenziale, sintetizzato in sette brani.
L'idea di partenza nasce da un breve racconto dello scrittore Bohumil Hrabal (1914-1997), legato al percorso terreno dell'uomo, che per il cristiano non si esaurisce con la morte.
Al centro dell'attenzione la storia umana e divina della Madonna, racchiusa fra il Magnificat ed il Regina Coeli, passando per lo Stabat Mater e raccontata avvalendosi prevalentemente di testi popolari slovacchi.
Fanno eccezione Makyomashmalon, meditazione sulle fugacitŕ della vita, di anonimo studente ebreo, posto all'inizio ed alla fine del disco, e Ecce Puer (da It's a boy di James Joyce).
Lo stile di Godár, oltre a quanto giŕ sottolineato, per assonanze fonetiche e per particolari atmosfere, č talora vicino al polacco Gorecki e, in alcuni passaggi degli archi, ricorda il britannico Tavener.
In ogni caso, si tratta di una musica molto suggestiva, con un impatto differente a seconda dei brani, che vanno dal piů meditativo Makyomashmalon alla dolce e struggente Uspávanky (ninna-nanna) ed alla gioiosissima Regina Coeli, quest'ultima di chiara matrice barocca.
Dal punto di vista esecutivo, sia il Coro del Conservatorio di Bratislava, diretto da Dušan Bill, che l'ensemble Solamente Naturali (che suona su strumenti d'epoca), condotto da Marek Štryncl, si segnalano per il loro elevato livello.
Notevole anche l'apporto di Miloš Valent, impegnato come violinista e violista in alcune parti solistiche, mentre un discorso a parte merita
Iva Bittová, sicuramente fra le principali fonti di ispirazione per Godár, dotata di una splendida e particolarissima voce, che fornisce un'interpretazione di grandissimo spessore.
Chiudiamo convinti che, dopo questo cd, divenuto addirittura una sorta di progetto musicale itinerante (domenica scorsa erano tutti a Bergamo al Teatro Donizetti per la "prima" italiana), il nome del compositore slovacco avrŕ la risonanza mondiale che merita, anche perchč la ECM, una delle poche case discografiche ancora indipendenti, difficilmente sbaglia i propri obiettivi.

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