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Musica sacra

Rendine: Passio et Resurrectio

A cura di Marco del Vaglio

Pubblicato il 05/04/2007

Dalla Naxos un cd di grande respiro religioso dedicato al mistero pasquale

foto intervento Nato a Napoli nel 1954, Sergio Rendine è oggi uno dei musicisti italiani più celebri in campo internazionale.
Figlio di Furio, autore di celebri canzoni napoletane, si è diplomato in composizione al Conservatorio di S. Cecilia e in musica corale e direzione d'orchestra al Conservatorio Rossini di Pesaro.
Durante la sua carriera ha già ricevuto numerose commissioni da parte di prestigiose istituzioni musicali, ottenendo molti riconoscimenti quali il "Barcellona Hondas Prize" ed il premio speciale della critica al "Prix Italia".
Attualmente vive a L'Aquila, dove insegna Armonia presso il locale Conservatorio ed è direttore artistico del Teatro Marrucino di Chieti.
Particolarmente significativa la sua produzione sacra, che comprende una "Missa pro Pace", composta su richiesta della presidenza del Premio Nobel e scritta insieme ai colleghi Matsudaira, Menotti, Penderecki e Schnittke, la "Missa de beatificatione in onore di Padre Pio", e la cantata "Passio et Resurrectio".
Quest'ultima, composta nel 2000 in occasione del Giubileo, e incisa qualche tempo fa dalla Naxos, è frutto di un'integrazione fra brani creati in precedenza dall'autore, come l' "Alleluja" della "Missa pro Pace", l' "Exsultate" e l' "Agnus Dei" della "Missa de beatificatione in onore di Padre Pio" ed i testi di alcune sequenze, sia in dialetto che in latino, legate ai riti della Settimana Santa.
Pur utilizzando fonti così diversificate, Rendine ha costruito una cantata di grande equilibrio e di fortissima tensione emotiva, lungo tutte le 12 parti che la costituiscono (nove per la "Passio" e tre per la "Resurrectio"), dove forme musicali, che talora possono apparire in antitesi, coesistono quasi miracolosamente.
Esempi al proposito se ne possono citare molti, come il brano di apertura che si districa fra Bach, Mozart e il folklore meridionale, oppure lo struggente "Agnus Dei", cuore dell'intera composizione, sospeso fra sacro barocco e sacro contemporaneo, o ancora lo splendido "Alleluja", che chiude la cantata, oscillante fra melodie arabeggianti, ritmi jazz e motivi pastorali.
Un lavoro così complesso abbisogna anche di interpreti all'altezza e quelli scelti per la registrazione appaiono rispondere in modo ottimale al difficile compito.
Così la maggior parte dei testi dialettali, scritti dal maestro salernitano Vincenzo De Vivo, sono affrontati con grande passione da Elio Tacconelli, mentre Lucilla GaleazziNando Citarella, danno il loro contributo all' "Exsultate", con il percussionista Maurizio Trippitelli che fornisce il suo apporto ritmico all'intera composizione.
Molto importante risulta anche l'apporto del Coro e dell' Orchestra del Teatro Marrucino di Chieti, diretti da Marzio Conti, compagini che meriterebbero una maggiore visibilità.
Significative, inoltre, le presenze del mezzosoprano Damiana Pinti, protagonista dell' "Agnus Dei" e di Emanuela Loffredo interprete dell' "Alleluja" conclusivo, entrambe dotate di una interessante vocalità.
Vanno infine ricordati gli altri due solisti, l'ottimo flautista Gabriele Di Iorio, impegnato nel "Concerto per flauto e archi" ("Stabat Mater") e Pierpaolo Pecoriello, il cui sassofono accompagna, con molta bravura, alcuni passaggi di elevata drammaticità.
In definitiva si può affermare che la "Passio et Resurrectio" del maestro Rendine, si configura come un saldo punto di riferimento nell'ambito della musica religiosa del millennio appena iniziato.

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