Cosa ne pensate della crescente contaminazione fra la musica classica e gli altri generi?
A cura di Marco del Vaglio
Pubblicato il 17/08/2007
La Membran, nella collana dedicata alla Royal Philharmonic Orchestra, propone un autore inglese contemporaneo di grande interesse
Sir John Tavener, insieme al polacco Gorecki e all’estone Pärt, rappresenta attualmente uno degli autori più interessanti nell’ambito della musica classica di argomento sacro.
Nato nel 1944, l’autore britannico si è orientato fin da giovane verso l’approfondimento di tematiche religiose, a partire da The Whale (1968), basata su testi biblici.
La successiva conversione dell’artista alla Chiesa Ortodossa è stata fonte di ulteriori spunti per le sue creazioni che, attraverso un percorso iniziato avendo Stravinskij e Messiaen come principali riferimenti, è approdato ad uno stile inconfondibile.
A Tavener è dedicato un cd della Membran nella collana rivolta alle esecuzioni della Royal Philharmonic Orchestra, che comprende The Protecting Veil, Thrinos e Eternal Memory.
Il brano più importante, per complessità e durata, risulta The Protecting Veil, per violoncello ed orchestra d’archi, che rievoca un’apparizione della Madonna avvenuta a Costantinopoli nel X secolo, mentre la città era minacciata dai Saraceni.
Secondo la tradizione,
La composizione, nei suoi otto movimenti, suonati senza interruzioni, accenna in apertura e chiusura all’evento miracoloso di Costantinopoli, mentre nelle altre parti descrive alcuni episodi salienti della vita di Maria.
L’uso degli archi è strutturato in maniera tale da far entrare l’ascoltatore in una dimensione mistica e, nonostante la modernità del pezzo, sono riconoscibili alcuni motivi che fungono da filo conduttore.
Il disco è completato da Thrinos, per violoncello ed Eternal Memory, per violoncello ed orchestra d’archi, sviluppo ed estensione del precedente, dove si percepisce una serena visione ultraterrena.
Le diverse esecuzioni sono impreziosite dalla bravura del violoncellista Raphael Wallfisch che, in particolar modo nel primo brano, si confronta con una partitura di grande difficoltà e dialoga con gli archi compatti ed armoniosi della Royal Philharmonic Orchestra, ottimamente diretti da Justin Brown.
Per concludere, siamo di fronte ad un disco e ad un compositore da tenere presenti per chiunque voglia allargare i propri orizzonti relativamente alla musica sacra dei nostri giorni.