Cosa ne pensate della crescente contaminazione fra la musica classica e gli altri generi?
A cura di Marco del Vaglio
Pubblicato il 18/08/2007
La Deux-Elles incide in prima registrazione mondiale alcuni brani sacri del fratello di Alessandro Scarlatti
Nato a Palermo nel 1666, Francesco Scarlatti si spostò giovanissimo a Napoli per studiare musica e proseguire così le tradizioni familiari.
Nel 1684 iniziò la sua attività nella città partenopea, come violinista della Real Cappella, all’epoca diretta dal fratello Alessandro.
Tornato nel
La carriera di Francesco Scarlatti ebbe una svolta negativa nel periodo compreso fra il 1714 ed il 1715.
Concorse, infatti, senza fortuna, dapprima al posto di Maestro di Cappella della cattedrale di Milano ed in seguito al posto di vice-maestro della Cappella Reale della Corte Imperiale di Vienna dove, nonostante l’ appoggio di Fux, nominato da poco “Kappelmaister”, gli fu preferito Caldara.
Da questo momento in poi le notizie che lo riguardano cominciano a scarseggiare.
Si sa che, dopo essere stato a Palermo fino al 1719, si recò a Londra, chiamato da Händel e forse lì incontrò anche il nipote Domenico, che allora risiedeva nella città inglese.
Inoltre, sono segnalati alcuni suoi concerti a Londra nel 1724 e, sicuramente, uno spostamento a Dublino, dove il compositore trascorse i suoi ultimi anni, a partire dal 1733.
L’ultimo accenno a Francesco Scarlatti risale al 1741 quando, per lenire le pessime condizioni, sia di salute che economiche nelle quali versava, gli amici organizzarono un concerto per raccogliere fondi in suo favore.
L’oblio che ha avvolto il compositore è durato fino a qualche anno fa, quando il violinista britannico Christopher Hair ha recuperato alcune sue partiture relative a brani di argomento sacro.
Un repertorio che ha attirato l’attenzione della casa discografica Deux-Elles che, in prima mondiale, ha inciso uno splendido cd comprendente, in ordine di esecuzione, il Dixit Dominus (1703), la Messa a 16 voci (1702) e il Miserere mei (1714).
I primi due brani risultano scritti per un medesimo organico, formato da 16 voci, divise in quattro cori (soprano, contralto, tenore e basso).
Il conclusivo Miserere mei è il lavoro che più si avvicina allo stile del fratello Alessandro e fu inviato da Francesco Scarlatti all’imperatore austriaco Carlo VI, insieme alla domanda d’impiego che, come abbiamo visto in precedenza, non venne accolta.
Un cenno finale per segnalare l’ottima prova degli esecutori, a partire dall’ Armonico Consort, con il quale hanno collaborato il soprano Emma Kirby, il Concerto Gallese, e The English Cornett and Sackbut Ensemble, sotto l’attenta direzione di Christopher Monks.
A tutti vanno i nostri ringraziamenti per aver fatto riemergere la figura di Francesco Scarlatti, a lungo oscurata da quella dei suoi più illustri parenti.