Cosa ne pensate della crescente contaminazione fra la musica classica e gli altri generi?
A cura di Marco del Vaglio
Pubblicato il 17/09/2007
La Timpani dedica la sua attenzione alla produzione sacra dell'autore francese
Se si eccettuano Berlioz, Bizet, Gounod e Debussy, scorrendo il lungo elenco dei compositori francesi che, dall’ Ottocento ai primi del Novecento, si sono aggiudicati almeno uno dei riconoscimenti legati al “Prix de Rome”, si incontra una serie di illustri sconosciuti o quasi.
Sembra quasi che il prestigioso concorso, caratterizzato da regole ferree e destinato ai giovanissimi talenti, non portasse troppo bene, in termini di notorietà futura, a chi se lo aggiudicava.
Una sorta di maleficio cui non è sfuggito nemmeno Gabriel Pierné, che nel 1882 vinse il secondo premio (o come si diceva nella macchinosa terminologia della competizione, il “secondo” Primo Gran Premio).
Nato a Metz nel
Giunto a Parigi, si iscrisse al locale conservatorio, dove ebbe come maestri, fra gli altri, Franck e Massenet e strinse amicizia con Debussy.
Nonostante una produzione che spazia attraverso tutti i generi, grazie alla quale conseguì numerosi riconoscimenti, viene ricordato come organista (sostituì il defunto Franck come titolare della chiesa di S. Clotilde) e, soprattutto, in qualità di direttore d’orchestra.
Il suddetto incarico fu svolto nell’ambito dei Concerts Colonne, inizialmente al fianco dell’ideatore Edouard Colonne e, alla morte di quest’ultimo, da solo, tenendo a battesimo molte "opere prime" di suoi connazionali.
Considerato uno dei maggiori esponenti della scuola francese, dal 1937, anno della sua morte, Pierné ha conosciuto, per motivi abbastanza inesplicabili, una progressiva perdita di visibilità.
Solo in tempi recenti si è ricominciato a parlare di lui e della sua musica e, al proposito, di notevole valenza risulta un recentissimo cd della Timpani, etichetta distribuita in Italia da Milano Dischi, dedicato a tre brani religiosi, L’An Mil, Les Cathédrales e Paysages franciscains.
Il primo, presentato nel 1898 e concepito per un vasto organico comprensivo di coro, solista ed orchestra, merita un’attenzione particolare in quanto offre una serie di spunti di grande interesse, a cominciare dal fatto che si tratta di una prima registrazione mondiale.
Già questo appare abbastanza strano, se si pensa che il lavoro accrebbe la fama di Pierné, spingendolo a fornire altri pregevoli contributi di argomento sacro, pur avendo egli una Fede abbastanza debole.
La tematica alla base de L’An Mil (L'Anno Mille) è la grande incertezza del popolo medievale, legata all’approssimarsi di quella fatidica data, ma probabilmente rispecchia anche i dubbi e le paure personali dell’autore all’avvicinarsi del nuovo secolo.
Intuizione quasi profetica dei lutti che il nuovo secolo stava per apportare all’umanità, la composizione risulta divisa in tre parti.
L’iniziale Miserere Mei è sicuramente il più vicino allo stile di Franck e su di esso incombe il motivo del Dies Irae, che ritroviamo trasformato nel successivo Fête des fous et de l’âne, sulla falsariga del sabba della Sinfonia Fantastica di Berlioz, ma molto meno drammatico, abbinato a melodie popolari medievali, a sottolineare una festa che oscillava fra il goliardico ed il sacrilego.
Il Te Deum conclusivo, anch’esso di stampo franckiano, contiene però un tema centrale che ricorda molto Mahler, a riprova della vasta conoscenza musicale di Pierné.
Se questi sono, in linea di massima, i punti di riferimento, va sottolineata anche l’influenza che la musica dell’autore francese ebbe sulle generazioni successive e, limitandoci a L’An Mil, ci vengono in mente Poulenc e Paray.
Il secondo brano del cd rappresenta uno dei frutti della collaborazione di Pierné con Sarah Bernhardt.
L’attrice nel 1915, quindi in pieno conflitto mondiale, volle riaprire il suo teatro, allestendo Les Cathédrales di Edmond Rostand, dramma che denunciava gli orrori della guerra, chiedendo ad alcuni autori un contributo artistico.
Quello di Pierné, un preludio per coro ed orchestra dove ogni tanto fa capolino l’inno francese (per la prima volta su cd), fu sicuramente fra i più significativi, poiché il musicista vedeva molte analogie fra quel periodo e gli anni dell’infanzia quando, come abbiamo visto, era stato costretto a lasciare il paese natio a causa dell’occupazione tedesca.
Il disco si chiude con Paysages franciscains per orchestra, op. 45 (1918), formato da tre brani che hanno come fonte di ispirazione sia il libro Pellegrinaggi Francescani del danese Johannes Jørgensen, sia esperienze personali di Pierné, recatosi più di una volta in Umbria.
Si tratta di una tipica composizione impressionistica, omaggio all’amico Debussy appena scomparso, che nel terzo ed ultimo pezzo contiene anche elementi respighiani.
Non possiamo terminare senza aver ricordato la splendida interpretazione del versatile Chœur Nicolas de Grigny (maestro del coro Jean-Marie Puissant) e dell’ottima Orchestre National de Lorraine, diretti da Jacques Mercier, e l'apporto del bravo baritono Lionel Peintre, che rendono onore ad un loro connazionale, vissuto a cavallo fra Ottocento e Novecento, il cui repertorio merita sicuramente un approfondimento più ampio.