Cosa ne pensate della crescente contaminazione fra la musica classica e gli altri generi?
A cura di Marco del Vaglio
Pubblicato il 22/02/2008
L’EVOLUZIONE DEL GENERE SINFONICO NELLA BOEMIA DEL SETTECENTO IN UN CD DELLA CASA DISCOGRAFICA ALTO
Praga rappresenta ancora oggi una delle città europee dove è possibile respirare musica classica a pieni polmoni.
Una tradizione che ha radici molto antiche ed è strettamente legata agli eventi storici e geografici che hanno coinvolto, e talora traumatizzato, le popolazioni locali, come teneva a puntualizzare anche Rosa Newmarch nel suo pregevole libro La musica della Cecoslovacchia, stampato nel 1942.
Il Settecento, in particolare, fu un periodo molto fecondo, che vide i musicisti boemi affermarsi un po’ dovunque, sia come solisti che come compositori.
Ce lo ricorda la casa discografica Alto (distribuita in Italia da Milano Dischi), nel terzo volume di una raccolta intitolata Boemia Barocca e oltre, che prende in considerazione le sinfonie di Linek, Koželuh, Brixi e Rejcha, quattro autori piuttosto sconosciuti, almeno al di fuori della Repubblica Ceca.
Differenti le loro carriere, con Linek (1725-1791) e Brixi (1732-1771) che non uscirono mai dai patri confini e Koželuh (1747-1818) che invece si trasferì a Vienna e, in seguito, rifiutò il posto lasciato vacante da Mozart a Salisburgo.
Più movimentata la vita di Rejcha (1770-1836), che studiò a Bonn, dove conobbe il suo coetaneo Beethoven (all’epoca entrambi avevano quindici anni).
Insegnò poi ad Amburgo, si spostò a Parigi, quindi a Vienna, incontrando nuovamente Beethoven, per poi tornare definitivamente a Parigi e concludere lì la sua carriera come prestigioso docente, annoverando fra i suoi allievi figure del calibro di Berlioz, Gounod, Franck e Liszt.
Focalizzati per sommi capi i musicisti, veniamo ai brani contenuti nel disco, che sono molto utili per comprendere la progressiva evoluzione del genere sinfonico.
Non va dimenticato, al proposito, come uno dei centri di origine della sinfonia viene individuato nella cosiddetta Scuola di Mannheim, alla quale contribuirono altri grandi musicisti boemi quali Stamitz ed i fratelli Benda.
Così l’apertura dedicata alla Sinfonia Pastorale in do maggiore di Linek, fa riferimento ad una destinazione tipicamente natalizia, che si evidenzia nel movimento centrale.
La successiva Sinfonia in sol minore di Koželuh (1787), divisa in tre tempi, presenta diverse affinità con la celeberrima n. 40, che Mozart scrisse un anno dopo nella stessa tonalità, utilizzando però la divisione in quattro movimenti, che stava soppiantando quella fino ad allora più usuale.
Dal canto suo,
Anche qui aleggia, dunque, il genio di Salisburgo, che venne a contatto, se non direttamente con gli autori, sicuramente con le loro musiche ed i loro stili, spesso rielaborando il tutto alla sua maniera.
Brano conclusivo,
Per quanto riguarda il lato esecutivo,
In conclusione il disco evidenzia una serie di autori, che portarono il genere sinfonico ad una definitiva affermazione, validissimo motivo per essere invogliati a conoscere più a fondo la loro produzione complessiva.