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Comunicato stampa Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino

A cura di Marco del Vaglio

Pubblicato il 09/05/2008

SABATO 10 MAGGIO IL "QUATUOR POUR LA FIN DU TEMPS" DI MESSIAEN ALLA CHIESA NAPOLETANA DI S. ANNA DEI LOMBARDI NELL'AMBITO DE "LE NOTE DEL MAGGIO"

foto intervento

Continua l’avvincente proposta del Conservatorio Domenico Cimarosa per il Maggio dei Monumenti.

Sabato 10 maggio, ore 17.30, appuntamento alla Chiesa di S. Anna dei Lombardi, nell’ambito della rassegna Le note del Maggio, per assistere al Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen, una delle più affascinanti partiture del Novecento musicale.

Riflettori puntati dunque sull’ Ensemble strumentale “D. Cimarosa”, un agguerrito quartetto strumentale formato da Carlo Lapegna (pianoforte), Mario Dell’Angelo (violino), Antonio Napolitano (clarinetto), Antonio Colonna (violoncello), che si avvale della partecipazione di Antonella Forino come voce recitante.

La performance si giova inoltre della regia del compositore Giacomo Vitale che per l’occasione ha “ripensato” l’opera del compositore francese corredandola di inserti dialogici ed arricchendone la realizzazione con immagini video curate da Giuseppe Finizio.

 

 

Ingresso libero

 

Per Informazioni:

Pubbliche Relazioni

Marta Columbro

tel: 081 544 08 66

cell.: 347 546 18 58


 

Carlo Alessandro La Pegna, Pianoforte

 

E’ nato a Napoli, città nella quale ha compiuto gli studi musicali di Pianoforte e Composizione.

Solista affermato ha esteso le sue attività formando un Duo pianistico con Francesco Martucci, che fin dal debutto nel 1979 si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica per le sue esecuzioni e per il repertorio particolarmente vasto che va dagli autori classici ai contemporanei.

Invitato dalle maggiori Società Concertistiche italiane ha svolto numerose tournèe anche all’estero.

Ha effettuato in formazione col Duo numerose registrazioni radiofoniche e televisive per la RAI.

Alla carriera concertistica affianca quella didattica. E’ infatti titolare della cattedra di Pianoforte Principale presso il Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino.

 

 

Mario Dell’Angelo, Violino

 

E’ nato a Napoli nel 1963, ha compiuto i suoi studi musicali presso il Conservatorio S.Pietro a Majella di Napoli, perfezionandosi in seguito con R.Brengola per il violino e con B.Canino per la musica da camera.

Successivamente si `e diplomato anche in Viola. Con C.Romano si `e perfezionato in Violino presso la Accademia Superiore Internazionale di Musica di Biella. Ha inoltre partecipato ad un Master Class di Alto virtuosismo tenuta al Mozarteum di Salisburgo da Tajfun Bozok. Nel 1983 ha vinto il Concorso Internazionale per l’Orchestra dei Giovani della Comunit`a Europea E.C.Y.O. facendone parte nel 1983 e nel 1984. Ha vinto nel 1984 il Concorso per l'Orchestra dei Giovani del Mediterraneo e nello stesso anno `e stato selezionato per far parte della Orchestra Sinfonica Giovanile Italiana. Sempre nel 1984 ha tenuto alcuni concerti presso ilMozarteum di Salisburgo di musiche inedite di lannis Xenakis. Nel 1994 ha effettuato una tournée da solista in Gran Bretagna che lo portato a suonare in importanti sale da concerto, come ad esempio la Duke’s Hall della Royal Academy of Music di Londra ed in Universit`a quali Cambrige ed Oxford. E’ membro della European Union Opera Orchestra, la cui direzione stabile è affidata a Gennadi Rozhdestvensky.

E’ docente di Musica d’Insieme per strumenti ad Arco presso il Conservatorio di Musica “D. Cimarosa” di Avellino.

 

 

Antonio Napolitano, Clarinetto

 

Si è diplomato nel 1984 presso il Conservatorio di Musica “D.Cimarosa” di Avellino, sotto la guida del M°. A. Volpicelli. Ha seguito vari Corsi di Perfezionamento per orchestra e musica da camera e con i M°. D. Losavio e U. Cattini. si è perfezionato poi presso la Scuola di Fiesole e l’Accademia di Alto Perfezionamento di Saluzzo. Svolge attività musicale in formazioni cameristiche e con orchestre lirico-sinfoniche. Ha suonato per il teatro S. Carlo di Napoli, ed ha al suo attivo varie incisioni e prime esecuzioni. E’docente di clarinetto presso il Conservatorio diMusica “D.Cimarosa” di Avellino. Attualmente collabora con l’Orchestra Regionale della Campania, e la Filarmonica Mediterranea.

 

 

Antonio Colonna, Violoncello.

 

Si è diplomato in contrabbasso e violoncello, rispettivamente con iMaestri Nicola Buonomo e Salvatore Altobelli. Nel '78, nell’ambito dei corsi internazionali estivi di Lanciano,partecipa a un corso di perfezionamento tenuto da Ezio Pederzani (1° Cb alla Scala). Per due anni consecutivi vince il concorso E.C.Y.O. (European Community Youth Orchestra) partecipando a tre tournèe, suonando nelle principali città e capitali europee: Londra, Amsterdam, Copenaghen, Lussemburgo, Lucerna, Avignone,Venezia ecc.e ai festivals di: Edimburgo, Salisburgo e Berlino (in eurovisione) con direttori quali Claudio Abbado e Herbert Von Karajan.Tra i numerosi concerti solistici con questo strumento, ne ha tenuto uno in diretta radiofonica nella trasmissione "Europa ' 80" di Liliana Pannella eseguendo, tra l'altro, in prima asssoluta il brano "Egocentrismo" scritto per lui da Carmelo Columbro. Nel contempo portava avanti anche gli studi del violoncello fino al punto che, riscuotendo i primi consensi anche con questo strumento, non decide di dedicarsi completamento ad esso.

Da qui inizia un’intensa attività concertistica che lo porta a spaziare in tutti gli ambiti musicali:solistico, orchestrale e soprattutto cameristico, suonando su tutto il territorio nazionale e all'estero. E’ titolare della cattedra di Teoria della Musica e di Violoncello (per il II livello) presso il conservatorio di Avellino.

 

Antonella Forino, Voce Recitante

 

Docente di Violino al Conservatorio di Avellino. Da diversi anni ha affiancato alla sua già intensa attività violinistica (esecuzioni con varie orchestre fra cui la “Scarlatti” della RAI,sotto la guida di celebri direttori, con gruppi cameristici, nonché svariati concerti), quella di Attrice-Cantante. Tra i numerosi lavori realizzati in questa veste spiccano: “Lo scoiattolo in gamba” di Nino Rota (testo di Eduardo De Filippo), “Le Fiabe al telefono” di Gianni Rodari, “ I Cantori di Brema”, “Immagini e Suoni” Testi su musiche da films , “In’Canti del Mediterraneo” di Carmelo Columbro. Ha partecipato allo spettacolo “Au revoir Totò” dove tra l’altro ha interpretato “A livella” in versione cantata in prima esecuzione assoluta , tenutosi nella sala “Scarlatti” del conservatorio di Napoli e ripreso recentemente in una versione ampliata per il Teatro Carlo Gesualdo di Avellino. Ha inoltre sostenuto il ruolo primario in diversi ” Melologhi” scritti espressamente per lei da vari compositori.

 

 

Giacomo Vitale, Regia

 

Nato a Napoli, si è diplomato in pianoforte con L. Tomei e in composizione con B. Mazzotta al conservatorio S. Pietro a Maiella di Napoli. Nel 1984 ha vinto il II premio Concorso Nazionale di composizione “ Camillo Milano” di Genova. Nel 1990 è risultato vincitore del “T. Gargiulo” e nel !991 del Premio Siae e del concorso di Composizione “F.M. Napolitano”. Sue composizioni sono state eseguite in varie città italiane ed europee ( Napoli, bologna, Siena, Venezia, Genova, Valencia, Berlino etc..) con vivo riscontro di pubblico e di critica. È autore inoltre delle musiche di scena di vari spettacoli teatrali: L’orco del teatro (1998), La notte dei desideri di M. Ende (2003), Spax (2005), Lontana la città di F. Calvino (2006), Au revoir Totò( 2008). Dedicato alla musica popolare, lo spettacolo, scritto nel 2003, “Tra terra e fuoco: viaggio nella tammurriata campana”. È titolare della cattedra di Armonia, Contrappunto, fuga e Composizione presso il Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino.

 

 

Note al programma

 

“E vidi un angelo forte scendere dal cielo ravvolto in una nuvola e un arcobaleno era sul suo capo. Il suo viso era come il cielo; i piedi come delle colonne di fuoco. Posò il suo piede destro sul mare, e quello sinistro sulla terra, e tenendosi in piedi levò la mano verso il Cielo e così giurò per l’Eterno Vivente: “Non vi sarà più Tempo; ma il giorno della tromba del settimo angelo, il Mistero di Dio si compirà”.

Queste parole d’inizio dei versetti dell’ Apocalisse di S. Giovanni (cap. X) vengono riportate da Olivier Messiaen nella premessa al suo Quatuor pour la fin du Temps, quale fonte ispiratrice della composizione, fra le più celebri del musicista di Avignone.

Siamo nell’inverno del 1941, uno dei periodi più terribili che la storia dell’umanità registra in assoluto. Nel campo di prigionia di Gorlitz un gruppo di artisti, nonostante tutto, cerca ancora di far musica. Attorno è guerra, morte, distruzione, prigionia, desolazione. Nondimeno, nel più totale abbrutimento, il bagliore del genio creatore testimonia che la vita è ancora possibile; una specie di dna ritrova coagulo: l’uomo, spirito e carne, è ancora vivo. Un manifesto di fede cattolica, ma soprattutto un manifesto di fede. “Lo Stalag era sepolto sotto la neve, con un freddo atroce.” - racconta l’autore – “I quattro strumentisti suonavano su strumenti rotti: il violoncello aveva solo tre corde, i tasti del mio pianoforte si abbassavano e non si risollevavano più. I nostri vestiti erano inverosimili: mi avevano infagottato in una veste verde ridotta a brandelli e portavo degli zoccoli di legno”.

Il Quatuor vuole essere dunque un inno alla speranza. E nel contempo è anche una diversa chiave di lettura del testo sacro. L’Apocalisse, infatti, “non contiene soltanto mostri e cataclismi” spiegherà più tardi lo stesso compositore, ma “vi si trovano anche silenzi di adorazione e meravigliose visioni di pace”. Il “tempo” diviene l’oggetto della trasfigurazione poetica, e trova nella musica, l’arte “temporale” per eccellenza, il suo veicolo ottimale. In termini musicali, la “cessazione del tempo”, si manifesta con l’abbandono da parte dell’autore delle regole ritmiche tradizionali, artificio che Messiaen adopera in buona parte del suo linguaggio. Alle tradizionali nozioni di “misura” e di “tempo” si sostituiscono procedimenti ritmici nuovi: il tempo talora non viene scritto e le battute sono quantitativamente diverse tra loro. E, come avviene altrove, anche nel Quatour il compositore francese adopera la tecnica del “valore aggiunto” (da lui stesso teorizzata nella “Technique de mon langage musical”, Parigi, 1944), come pure quella dei valori aumentati o diminuiti e dei ritmi “non retrogradabili”, leggibili cioè dall’inizio e dalla fine allo stesso modo.

Gli otto movimenti dell’opera rivivono esplicitamente, in una personalissima ma conseguente chiave narrativa, i sei giorni della creazione, più il settimo di riposo e l’ultimo dell’eternità, con il superamento della dimensione umana. L’organico di cui Messiaen disponeva nel campo di Gorlitz era di un clarinetto, un violino, un violoncello e un pianoforte, strumenti che raramente in questo quartetto appaiono tutti insieme. Un insieme tutt’altro che omogeneo e che tuttavia, memore forse dell’esperienza stravinskiana dell’Histoire du soldat, sa trovare all’occorrenza unità timbrica e coerenza di accenti. Ai quattro strumenti, dunque, variamente combinati o talvolta “soli”, Messiaen affida il suo monito severo all’umanità, ma anche il messaggio di speranza. Che è fatto di pause, silenzi, momenti statici, di religiosa ascendenza, nei quali l’autore riversa tratti non trascurabili della sua esperienza di organista attivo in una chiesa cattolica, e come tale padrone del repertorio liturgico.

Alcuni movimenti si distinguono per impegno solistico: il terzo, ad esempio, per clarinetto solo; il quinto movimento, invece, è un duo per pianoforte e violoncello; e l’ultimo tempo costituisce il suo pendant per violino e pianoforte, “una musica che culla e che canta, che è nuovo sangue, un gesto eloquente, un profumo sconosciuto...” secondo le stesse parole dell’autore.

La scrittura complessiva, originale a dir poco, si direbbe piuttosto unica, sapientemente orientata com’è tra modalità e tonalità, quest’ultima mai rinnegata; ne fa fede il secondo movimento, discorsivo ed elegante, segnato da un indiscutibile cotè melodico.

La palma della complessità spetta infine al sesto movimento, sottotitolato La danza del Furore, nella cui parte centrale si trovano ben sette differenti ritmi “non retrogradabili”, con un “color” melodico che si ripete ugualmente per sette volte.

 

 

Note di regia di Giacomo Vitale

 

Il progetto di drammatizzazione del Quartetto “Pour la fin du temps” di Olivier Messiaen, vuole essere essenzialmente una guida all’ascolto del brano: cercando il più possibile di salvaguardare il ritmo formale della composizione, il percorso narrativo intende evocare, attraverso testi ed immagini, il contesto storico e le istanze interiori da cui l’opera trae forma ed ispirazione. I testi in particolare, sviluppano un tema centrale della musica di Messiaen: il rapporto tra la contigenza storica e il trascendentee, nel caso del quartetto, tra l’apocalisse terrena ( la guerra, i campi di prigionia, etc..) e l’Apocalisse Celeste. Le imaggini riverberano i contenuti dei testi giocando sulla dicotomia ombra luce, Tempo - Eternità; al centro, la Natura: per Messiaen, ponte tra il visibile e l’invisibile.

 

I TESTI

 

Antico Testamento

 

Estratti dall’Ecclesiaste e “Rapsodia in Agosto”

 

“Il settimo sigillo” dall’Apocalisse di S. Giovanni

 

O. Messian: Note introduttive al quartetto “Pour la fin du Temps”

 

Primo Levi: Se questo è un’uomo

 

LE IMMAGINI

 

A. Kurosawa

“Rapsodia in Agosto”

“Sogni”

 

I.Bergman: “Il settimo sigillo”

 

J. Ivens: “Io e il vento”

 

R. Benigni: “La vita è bella”

 

Assistenti alla regia:

Valerio d’Ambrosio, Paolo Silvestri

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