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Musica sacra

Stradella: Santa Pelagia

A cura di Marco del Vaglio

Pubblicato il 02/06/2008

DALLA STRADIVARIUS UN INTERESSANTE ORATORIO IN PRIMA ESECUZIONE MODERNA

foto intervento

E’ difficile trovare nella storia della musica un autore dalla vita così avventurosa come Alessandro Stradella (1639–1682).

Basti pensare che, nato a Nepi, vicino Roma, fu costretto a fuggire più di una volta dalla città dove lavorava, poiché aveva, fra l'altro, la cattiva abitudine di soffiare le donne ai potenti locali, che quindi cercavano di vendicarsi in tutti i modi.

Così, da Roma andò a Venezia, da qui a Torino e poi a Genova, dove finì i suoi giorni pugnalato alle spalle da un assassino che rimase sconosciuto.

Questo continuo vagabondare fece sì che la sua biografia, per molti secoli, fosse infarcita di aneddoti inventati e ricca di inesattezze, come quella messa in giro da storici francesi, i quali asserivano che la morte del compositore era avvenuta a Torino.

In realtà lì fu “soltanto” aggredito e ridotto in fin di vita da alcuni sicari, inviati dal nobile veneziano Contarini, per i motivi già citati in precedenza.

Quel che risulta sicuro è comunque il suo notevole apporto nell’ambito della musica del Seicento, in particolare nel campo della produzione sacra, dove seppe abbinare, alla monodia tipica del Seicento, un linguaggio ricco di elementi ritmici e contrappuntistici, di grande modernità per l’epoca.

Al genere religioso appartiene anche Santa Pelagia, oratorio a quattro voci e strumenti, su testi di anonimo, proposto in prima esecuzione moderna in un cd della Stradivarius (distribuzione Milano Dischi) .

Il lavoro, che fu scritto a Torino o a Roma, focalizza i momenti che precedettero la conversione, avvenuta nel III secolo, per opera del vescovo Nonno, della danzatrice Pelagia di Antiochia.

Ciò dà all’autore la possibilità di far emergere i differenti stati d’animo della donna, sottolineati dal fitto e talora drammatico dialogo fra lei e altri tre personaggi, la Religione, il vescovo Nonno ed il Mondo, quest’ultimo identificato con i piaceri della vita terrena e quindi con il demonio.

L’esecuzione si avvale della presenza di una serie di ottimi interpreti, a cominciare dal quartetto vocale, formato dal soprano Laura Antonaz (Pelagia), dal controtenore Alessandro Carmignani (Religione), dal tenore Fabio Furnari (Vescovo Nonno) e dal basso Walter Testolin (Mondo).

Completano l’organico I Musici di Santa Pelagia e l’Ensemble Vocale “Festina Lente”, diretti da Maurizio Fornero che, come da prassi, suona anche l’organo ed il cembalo.

In definitiva un lavoro molto interessante, di un compositore che ancora oggi è più noto per la condotta di vita dissoluta, conclusasi con una fine violenta, che per la sua musica di elevato spessore.

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