Cosa ne pensate della crescente contaminazione fra la musica classica e gli altri generi?
A cura di Marco del Vaglio
Pubblicato il 20/06/2008
LE VILLANELLE DEL MYSTERIUM VOCIS FANNO RIVIVERE LE ATMOSFERE POPOLARI DEL CINQUECENTO E DEL SEICENTO
Il Cinquecento vide fiorire, al fianco del madrigale, forme vocali considerate minori, fra le quali vanno annoverate le villanelle o “canzoni villanesche alla napolitana”.
Partito, quindi, da Napoli, all’epoca uno dei centri musicali di maggiore importanza, il genere si differenziava da quello maggiormente in auge, per gli argomenti trattati, di carattere popolare, con testi in lingua dialettale pieni di doppi sensi, e per lo stile, sovente libero da ogni schema prefissato.
Per tale ragione, il relativo repertorio non può essere circoscritto alla sola valenza artistica, dalla quale originerà in seguito la canzone napoletana d’autore, ma va esteso a caratteristiche di natura storica, in quanto rappresenta uno spaccato della società di quel periodo.
Le villanelle conobbero una veloce diffusione anche al di fuori della città partenopea, prima nelle corti italiane, per poi raggiungere Francia, Germania ed i paesi fiamminghi, con un guadagno di notorietà che si tradusse nella perdita del linguaggio dialettale.
Questa interessante pagina di musica antica è stata al centro del recente appuntamento tenutosi nella chiesa napoletana di S. Caterina da Siena, per la rassegna La gabbia delle voci, organizzata dall'Associazione Mysterium Vocis.
Protagonista della serata, dal titolo “Villanelle Costumate e Scostumate”, il Coro Mysterium Vocis, diretto da Rosario Totaro, che si è confrontato con un programma di notevole spessore e di grande varietà, rivolto ad autori poco noti fra i quali spiccava Giovanni Domenico Da Nola, maestro di cappella della chiesa dell’Annunziata a Napoli.
Durante il concerto sono stati eseguiti numerosi brani della sua produzione, a cominciare da alcuni pezzi a tre voci, di grande difficoltà interpretativa, tratti dalla raccolta di canzoni villanesche pubblicate nel
A parte l’ampia pagina dedicata a Da Nola, vanno segnalati altri nomi di autori bravi ma quasi sconosciuti come Giovan Tomaso Cimello (sua era Venimmo tre soldati, preso come spunto dal maestro Totaro per fornire anche il suo apporto vocale ad un terzetto, che si completava con il basso Sergio Petrarca ed il tenore Guido Ferretti), Baldassarre Donato, Giacomo Gorzanis, Ludovico Agostini, Pietro Antonio Giramo e Giuseppe Biffi.
Si può dire che gli unici nomi famosi fossero quelli del fiammingo Adrian Willaert, qui presente con Madonna mia fa ed il celeberrimo e scoppiettante Vecchie letrose, e di Salvator Rosa, più noto come pittore e poeta, al quale la tradizione attribuisce Michelemmà.
La chiusura era affidata ad un trittico di forte presa popolare, formato da un probabile precursore delle villanelle, il Ritornello delle lavandaie del Vomero (XIV secolo) e due pronipoti, Alla fiera di Mast’Andrea e Te voglio bene assaje (rispettivamente fine Settecento ed inizio Ottocento), nei raffinatissimi arrangiamenti del maestro Argenzio Iorio.
L’allestimento si completava con brevi intermezzi, durante i quali alcuni dei coristi leggevano un testo, quasi sempre in dialetto antico, che introduceva il gruppo di canti successivo.
Un cenno prima di chiudere, per confermare l’altissimo livello raggiunto dal Coro Mysterium Vocis, gruppo caratterizzato da notevole versatilità e grande affiatamento.
Merito sicuramente del maestro Totaro, che sta lavorando molto bene sui cantanti e, nel contempo, propone repertori mai scontati e di estrema rarità e pregevolezza.
Dal canto loro i solisti stanno rispondendo nel migliore dei modi, grazie anche alla presenza, nel coro, di cantanti di maggiore esperienza, che rappresenta un valore aggiunto non indifferente, ed inoltre il gruppo mostra un entusiasmo ed una voglia di fare musica palpabili, che coinvolgono anche il pubblico.
Prossimo ed ultimo appuntamento, prima della pausa estiva, mercoledì 25 giugno, con un trio formato da Valentina Varriale (soprano), Vincenzo Bianco (violino) e Mariarosaria Marchi (clavicembalo) in un programma che comprende musiche di Bach, Telemann, Haendel e Biber.