Cosa ne pensate della crescente contaminazione fra la musica classica e gli altri generi?
A cura di Marco del Vaglio
Pubblicato il 07/07/2008
UN PODEROSO ORGANICO DOMINATO DA ZUBIN MEHTA E UN PUBBLICO DISCIPLINATO DECRETANO IL SUCCESSO DEL CONCERTO-EVENTO NAPOLETANO
Due orchestre con relativi cori (quelle del Teatro di S. Carlo e del Maggio Fiorentino) e quattro solisti, sotto la direzione di Zubin Mehta; diecimila spettatori in piazza del Plebiscito e oltre un milione di persone che hanno seguito la serata dagli schermi televisivi.
Sono questi alcuni dei dati salienti relativi al Concerto-Evento tenutosi a Napoli, durante il quale è stata eseguita la celeberrima Sinfonia n.
Che si sia trattato di un avvenimento di grossa portata non vi è alcun dubbio, basterebbe solo citare l’impiego di un organico così massiccio, che rappresentava un formidabile colpo d’occhio.
Ma a rendere tale l’evento ha contribuito innanzitutto una perfetta organizzazione, che ha saputo reggere molto bene alla massiccia affluenza del pubblico.
Quest’ultimo era mosso, a prescindere dalla comprensibile voglia di mondanità, soprattutto dalla volontà di riappropriarsi, almeno per una sera, di uno spazio troppo spesso esposto al degrado più totale, dove la musica è sovente sinonimo di aria, piena di ogni genere di “fumo”, e di pavimentazione trasformata in un tappeto di lattine e di vetri di bottiglie rotte.
Evento va ancora considerata la diretta televisiva in seconda serata, fatto inusuale per la musica classica, da tempo immemorabile relegata dalla televisione di stato ad orari impossibili che superano spesso la mezzanotte.
Certo, qualche problema c’è stato, soprattutto di natura acustica, ma se alcune cose, come la sovrapposizione di suoni durante l’esecuzione del movimento conclusivo o il passaggio di aerei a bassa quota, erano preventivabili, abbastanza irritante appariva l’orologio della piazza, che suona ogni quarto d’ora e non si limita, tra un’ora e l’altra ad un semplice rintocco, sicché, ad esempio, alle dieci e un quarto i colpi erano ben undici.
E veniamo alla parte musicale, che nei resoconti dell’evento è stata abbastanza emarginata anche da molti illustri colleghi, troppo impegnati a elencare le autorità politiche ed i vip presenti ed a raccogliere i loro “illustri” pareri.
Premettiamo che siamo fortemente contrari alle esibizioni all’aperto perchè, per motivi di acustica, non forniscono quasi mai l’esatta misura del valore degli interpreti e danno anche un’idea abbastanza approssimativa del brano proposto.
In aggiunta, complice il pubblico, si rischia spesso di trasformare l’avvenimento in qualcosa di molto prossimo ad una sagra paesana e, dobbiamo dire che questo, nel caso in esame, non è fortunatamente avvenuto.
Proseguendo il discorso musicale, Mehta è apparso l’uomo giusto al posto giusto, dirigendo molto bene questo imponente organico, il cui valore si è potuto apprezzare soprattutto nei primi tre movimenti, mentre nel quarto ed ultimo, che chiamava a raccolta anche solisti e cori, inevitabili problemi di acustica non rendevano giustizia alla grandiosità del complesso, facendo perdere gran parte della bellezza legata a questo straordinario movimento conclusivo.
Per quanto riguarda i solisti, ha ben impressionato il basso Juha Uusitalo e buona è risultata la prova del soprano Ingrid Kaiserfeld e del mezzosoprano Anna Maria Chiuri, mentre il tenore Robert Gambill non ci è apparso molto in serata, anche se la registrazione televisiva, rispetto a quanto ascoltato dal vivo, lo ha ulteriormente penalizzato.
Due i bis eseguiti, il Preludio alla Cavalleria Rusticana di Mascagni e 'O sole mio, che hanno sicuramente suscitato forti emozioni.
In effetti il secondo pezzo, una versione per coro ed orchestra della notissima canzone di Capurro e Di Capua, è apparso un omaggio un po’ ruffiano al pubblico presente, che ha applaudito, ma non si è lasciato coinvolgere completamente, nonostante verso la fine del brano Mehta abbia voltato le spalle all’orchestra, con l’intento di dirigere gli spettatori.
In conclusione un’iniziativa molto valida che, nelle previsioni, dovrebbe diventare un appuntamento annuale fisso e che, con qualche accorgimento, come quello di utilizzare organici meno massicci, di risolvere il problema dei rintocchi dell’orologio e di proporre pezzi brevi, in modo da permettere ogni tanto al pubblico di sfogarsi applaudendo, siamo certi possa ulteriormente migliorare.