Cosa ne pensate della crescente contaminazione fra la musica classica e gli altri generi?
A cura di Marco del Vaglio
Pubblicato il 20/07/2008
DALLA FELMAY UN RARO REPERTORIO DI TRASCRIZIONI OPERISTICHE NELLA MAGNIFICA INTERPRETAZIONE DELLA NAPOLI MANDOLINORCHESTRA
Sono pochi a sapere, tranne gli addetti ai lavori, che esistono in letteratura pregevoli trascrizioni, per orchestra di strumenti a plettro, dei motivi più celebri di alcune opere liriche. Queste trasposizioni nacquero con lo stesso scopo degli arrangiamenti bandistici, ovvero permisero una diffusione capillare dei temi salienti, legati alle opere maggiormente in auge, presso tutto quel pubblico di appassionati che non andava a teatro, per motivi economici o perchè abitava lontano dalle grandi città. Un particolare ulteriormente curioso, al proposito, è che gli autori di queste ottime elaborazioni, quasi tutti mandolinisti, hanno lasciato anche una loro produzione originale di scarsissimo valore. Questo breve preambolo era necessario per introdurre un cd della casa piemontese Felmay, dal titolo significativo di “Mandolini all’Opera”, dove alcuni degli arrangiamenti più significativi, risalenti all'Ottocento, sono interpretati dalla Napoli MandolinOrchestra. L’ensemble è una diretta emanazione dell’Accademia Mandolinistica Napoletana, fondata nel 1929 da Raffaele Calace, poi relegata ad un lungo oblio, terminato nel 1997, grazie agli sforzi del mandolinista di fama internazionale Mauro Squillante, presidente dell’associazione e del bravissimo violoncellista Leonardo Massa, direttore artistico della medesima istituzione. Tornando al disco, esso si apre con due arrangiamenti del fiorentino Enrico Marucelli, la “Sinfonia ridotta” dalla Norma di Bellini e la “Fantasia” da A seguire un’altra Fantasia, su temi legati al Don Pasquale di Donizetti, opera del milanese Ferdinando Francia, e Ultimi due pezzi del disco, Per quanto riguarda l’interpretazione l’ensemble, diretto da Leonardo Lospalluti, che ricopre anche il ruolo di chitarrista e si occupa delle revisioni musicali, dimostra una compattezza ed un suono nitido e preciso, sfatando quella frase celebre e spiritosa secondo la quale “il mandolinista trascorre metà della sua vita ad accordare lo strumento e l’altra metà a suonare uno strumento scordato”. Una menzione particolare merita, inoltre, Mauro Squillante, impegnato nel formidabile assolo sulla “Lucia di Lammermoor”, che chiude in bellezza l’incisione. Ricordiamo, infine, il noto artista avellinese Gennaro Vallifuoco, autore del disegno di copertina, la cui opera appare in piena sintonia con lo spirito che permea l’intera registrazione. In conclusione, si può affermare che la diffusione ed il favore riscossi dal mandolino non possano essere circoscritti al solo ambito della canzone napoletana, pur se è indubbia la notorietà conosciuta dallo strumento nella città partenopea, dove risulta ormai indissolubilmente legato alla tradizione locale.