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Maurizio Scelli.....il nostro Commissario...

01.05.2004

A cura di Marco Ferrara

Pubblicato il 23/05/2004

Padre Jean Marie Benjamin disponibile a mediare con i rapitori degli italiani

foto intervento

E’ stato contatto da Palazzo Chigi, venerdì sera. Ma solo per un «parere». Padre Jean Marie Benjamin, profondo conoscitore della situazione irachena, però potrebbe fare molto di più per la vicenda degli ostaggi. E in quel caso il segretario della fondazione Beato Angelico di Assisi, sarebbe anche «disponibile a partecipare direttamente ad una mediazione». Ad una condizione:
«Senza un incarico ufficiale non posso offrire un aiuto concreto». E a quel punto, padre Benjamin potrebbe recarsi personalmente in Iraq. «Una voltà lì - ha però specificato - per motivi di sicurezza dovrei agire autonomamente senza riferire le mie mosse al governo italiano». Parole che sembrano decisamente polemiche nei confronti del governo italiano.

Padre Benjamin nei giorni scorsi si era reso disponibile, per la sua conoscenza dell' Iraq, per un'eventuale trattativa per la liberazione degli ostaggi. Il religioso ha scritto un libro e girato un documentario sulle conseguenze della guerra del Golfo del 1991 sulla vita della popolazione irachena. La sua azione favorì inoltre, nel febbraio dello scorso anno, la visita in Italia del vicepresidente dell'Iraq, Tarek Aziz, che si recò in udienza dal Papa e successivamente al Sacro convento di Assisi, prima dello scoppio della guerra. Nei giorni scorsi padre Benjamin aveva anticipato quello che poi - ha sottolineato - «è effettivamente avvenuto». Aveva cioè annunciato che i rapitori avrebbero richiesto uno scambio di ostaggi.

Per lui in questa vicenda «bisogna cambiare l' approccio». «Loro - ha detto – vogliono parlare con qualcuno che è loro amico. Io conosco bene il territorio e lì sono conosciuto perchè ho sempre voluto bene all' Iraq. Fra l' altro - ha detto ancora il religioso - sono francese e non italiano».

Questa è l’unica novità in una situazione che sembra distallo. Tutto è fermo a ieri sera, le undici italiane, quando su Al Jazira, un'annunciatrice ha letto poche righe scritte di un comunicato delle Brigate Verdi di Maometto, i rapitori dei tre ostaggi italiani, Salvatore Stefio, Maurizio Agliana e Umberto Cupertino. Poche righe per avanzare una richiesta al governo italiano. Secondo le Brigate Verdi, l'esecutivo di Roma per ottenere la liberazione dei tre dovrebbe adoperarsi perché siano rilasciati alcuni detenuti iracheni detenuti nelle carceri in Kurdistan. La zona a Nord del paese iracheno, confinante con la Turchia, la prima dove è caduta, ormai un anno e un mese fa, l'autorità del governo di Saddam Hussein. Kurdistan, saldamente in mano agli americani.

Sempre nello stesso messaggio, i rapitori spiegano di aver "valutato positivamente" ciò che è avenuto in Italia. Con un chiaro riferimento alla manifestazione dell'altro giorno a Roma, organizzata dai familiari degli ostaggi. I rapitori confermano che i tre italiani sono in buona salute e che "saranno trattati bene". Mentre l'annunciatrice leggeva queste poche righe, diversamente da altre occasioni, Al Jazeera non ha mostrato nè il foglio con il comunicato nè sul video è stata fatta scorrere una scritta con la notizia del nuovo comunicato. La mancanza di immagini fa pensare che il gruppo di rapitori stavolta non abbia inviato nuovi video.

La situazione, così sembra tornare in alto mare. E dire, invece, che c’era molta attesa, soprattutto dopo che il commissario della Croce Rossa Italiana, Maurizio Scelli, s’era incontrato con Abdel Salam Al Kubaisi, membro del consiglio degli Ulema sunniti. Al punto che la stessa Al Jazira aveva parlato di una «imminente liberazione». A creare il clima di ottimismo era stata la notizia che un nuovo convoglio della Croce Rossa sarebbe arrivato a Falluja per portare viveri e medicinali nella città assediata dalle truppe americane. Abdel Salam Al Kubaisi aveva chiesto alla Croce Rossa
«un ulteriore sforzo per i numerosi orfani e feriti a Falluja», aggiungendo comunque che il « popolo iracheno è riconoscente» ai volontari italiani. Questo era bastato perchéle voci dessero per imminente la liberazione dei tre, consegnati dalle Brigate Verdi proprio agli uomini della Croce Rossa. Per ora, dunque, la Cri, «attende un segnale» anche se nulla, fanno notare dalla capitale irachena, fa pensare a sviluppi immediati.

Poi, il comunicato con la nuova richiesta. Una mossa, si fa notare, su cui riporre speranze concrete, anche se la nuova richiesta dei sequestratori potrebbe aprire nuovi scenari.

Intanto al calvario degli ostaggi si aggiunge quello dei familiari. «Abbiamo appreso che sono vivi e che stanno bene - dice il fratello di Umberto Cupertino, Francesco - e questa per adesso è la cosa più importante, per il resto vedremo». «È importante anche - aggiunge - che l'ultimatum sia ormai scaduto e che i sequestratori non abbiano dato corso ai loro intenti. Per valutare meglio la situazione aspettiamo notizie certe dalla Farnesina. Sappiamo dell'incontro avuto tra i responsabili della Croce Rossa e il leader degli Ulema, ma per il resto non sappiamo nient'altro di certo. Siamo qui, aspettiamo, continuiamo ad aspettare...». Della stessa opinione Antonella Agliana. «Sono contenta perchè ho saputo sono tenuti in buone condizioni», dice la sorella di Maurizio. Ma, aggiunge, «non voglio parlare della richiesta di intervento del governo italiano per liberare prigionieri iracheni in Kurdistan».

Inutile aggiungere che l’ultimo messaggio fa tramontare definitivamente la possibilità di consegnare gli ostaggi ad una delegazione di pacifisti. Una possibilità rivelata da un personaggio, Moreno Pasquinelli che al corteo da Castel sant’Angelo al Vaticano, aveva sostenuto – davanti ai giornalisti – di essere entrato in contatto con Al Kubaisi.

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