E' giusto far partecipare minorenni a concorsi di bellezza?
A cura di Lucia Criscuoli
Pubblicato il 17/01/2006
Gli omicidi di Prato: Mario Fiengo presunto colpevole
Erano le 5 del mattino del 20 settembre 2002 quando, in un giardino pubblico di via Puntatone a Prato, un operaio ha visto un uomo a terra che si agitava. Credendelo ubriaco l'operaio ha chiamato il 118.
Gli operatori sanitari allertano i carabinieri, ma giunti sul posto i soccorritori trovano l'uomo ormai moribondo senza alcuna possibilitā di esprimersi, di dire una parola. La vittima si chiamava Jonata Montauti di 32 anni.
Sul suo corpo i medici patologi hanno riscontrato ben 17 ferite principalmente sulla testa, al volto e ad un braccio. A poca distanza dal suo corpo č stata trovata l'arma del delitto: una sbarra di ferro di circa 40 centimetri con alla punta un grosso uncino.
Alle 8 della stessa mattina, sempre a Prato, viene scoperto un altro delitto. Una operatrice ecologica aveva trovato, dietro ad una siepe dei giardini pubblici di via Colombo, il cadavere di un uomo privo di documenti e denaro.
Verrā poi identificato come Marco Mignani di 55 anni. L'uomo era stato ammazzato con 14 colpi al cranio. Il suo carnefice l'aveva aggredito probabilmente nel sonno. A 13 metri di distanza era stato ritrovato un manganello del tipo proibito. In comune tra le due vittime solo il loro stato sociale: senzatetto, definiti barboni, conosciuti dal direttore della locale Caritas, don Santino Brunetti.
Ma chi č perchč ha ucciso i due barboni? Dopo accurate indagini, l'11 novembre, grazie alla segnalazione di telespettatore della rubrica "Chi l'ha visto ?" che si č occupata del caso, si scopre che l'arma usata per ammazzare i due senzatetto era la stessa ed era stata derivata da uno strumento per garantire la poligonazioni dei cavi di contatto delle linee ferroviarie. (continua)