
Un uomo di Angri (SA), mio concittadino, porta sulla propria pelle, o
meglio, in un polmone, i postumi di un grave errore medico, non
riconosciuto dalla legge, che lo ha anche punito per diffamazione
contro un medico, imputato nel rito da lui aperto per avere giustizia.
A Napoli si direbbe “cornuti e mazziati”. Deluso, ma al tempo
fiducioso, fa appello affinchè qualche avvocato si faccia avanti per
fare luce su una vicenda che ha distrutto la sua vita. Padre di
famiglia e fin quando ha lavorato, un serio lavoratore. Non si arrende
Giovanni Limodio, salernitano, 57 anni, deluso dalla giustizia italiana
e pronto a inoltrare istanza alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
per rendere pubblico il suo dramma, che non gli dà pace, dall’85. Un
dramma legato ad un episodio di “mala sanità”. Nella sua battaglia,
prima giudiziaria ora civile, fa appello appunto a qualche avvocato “di
buona volontà” che si presti alla sua causa, molto delicata e
singolare. “Un avvocato che voglia andare a fondo della cosa!” dice. Da
accusatore ad accusato, da vittima a condannato. Sì, perché nel suo
iter con la giustizia ha rifilato anche una condanna per diffamazione,
un anno e quattro mesi. Tutto è cominciato anni addietro, per un esame
eseguito in ospedale e che gli avrebbe arrecato un danno al polmone.
Della sua storia ha informato il Presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi, i diversi ministri della giustizia susseguitisi negli
anni, qualche partito politico nazionale, qualche associazione per la
difesa dei diritti e “Mi Manda Rai Tre”, da cui attende una chiamata da
oltre due anni. Spera, non si ripeta con lui, unnbsp; “caso Tortora!” Dalla
Presidenza della Repubblica gli è stato comunicato che il suo fascicolo
è stato trasferito dal Quirinale al ministero della giustizia ma ancora
non ha avuto risposta. E’ arrivato qualche anno fa finanche ad
incatenarsi dinanzi al palazzo della corte di cassazione a Roma.
“Giustizia” chiede a chiare lettere. “Un grave errore giudiziario”
dice, con un corposo faldone di documenti alla mano che ricostruiscono
l’intera vicenda che gli ha fatto “perdere salute e pace”. “Vittima
della giustizia e soggetto annientato dai particolarismi ed interessi
di chi compone gli ingranaggi della macchina burocratica italiana” ha
scritto nella sua lettera a Ciampi il cui mandato sta per scadere a
giugno. “Nel corso del procedimento –si riporta nell’istanza al
Presidente- non vennero mai prese in esame le radiografie che
comprovavano la lesione colposa, infatti proprio la mancanza di tale
esame documentale ha sviato il processo verso quelle che dovevano
essere le reali conclusioni cioè che i sanitari nell’effettuare le cure
abbiano colposamente perforato il polmone”. L’attenzione sul caso serve
perché si evidenzi “oltre al danno fisico subito la beffa dell’autorità
giudiziaria”. A cui si aggiunge che “i fascicoli tutti del procedimento
che mi riguarda risultano smarriti, non consentendomi di richiedere le
copie conformi necessarie per poter instaurare il procedimento di
revisione come previsto dagli articoli 629, 630, 633 del codice di
procedura penale”. Ed a scorrere le pagine del fascicolo tante altre
cose non farebbero tornare i conti della giustizia che “è uguale per
tutti”. Se qualcuno tra i tuoi lettori potrà anche solo consigliarlo
farà comunque una cosa buona.
Anna Villani
–
Lucia Criscuoli









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