E' giusto far partecipare minorenni a concorsi di bellezza?
A cura di Lucia Criscuoli
Pubblicato il 07/03/2007
L'incredibile storia di un bambino rapito dalla madre e nascosto in Svizzera. La disperazione del padre che lo cerca da tre anni.
CASO DEL MINORE RUBEN BIANCHI
Il bambino Ruben Bianchi (nato il 28.11.99), figlio della madre svizzera (con
cittadinanza anche italiana) Hunkeler Lucille e del padre italiano Stefano
Bianchi, da Agosto 2004 è nascosto dalla donna in territorio svizzero o in zone
limitrofe. Il piccolo è stato affidato al padre in via esclusiva e definitiva da
parte del Tribunale italiano della separazione e del divorzio (Tribunale di
Pistoia) anche a seguito di una perizia psicologico-psichiatrica sul bambino e
sui genitori. Come estrema forma di tutela per il minore, il Tribunale per i
minorenni di Firenze ha anche decaduto la madre della potestà genitoriale sul
figlio. Dalla Procura della Repubblica di Pistoia (Italia) da Aprile 2005 è
stato emesso un mandato di cattura internazionale per sequestro di persona nei
confronti della donna.
La stessa è stata già condannata in modo irrevocabile ad
un anno di reclusione senza condizionale per sottrazione di minore da parte del
Tribunale di Pescia (PT).
In Svizzera si sono accumulate SETTE sentenze giudiziarie che sanciscono il
rimpatrio di Ruben in Italia e la restituzione al padre per la sua tutela,
l'ultima delle quali da parte del Tribunale Federale del 12.04.2006. Il
Tribunale Federale già due volte (il 23.04.2003 ed il 15.10.2004) aveva emesso
la stessa sentenza. Inoltre dal settembre 2004 è stato spiccato un mandato di
cattura internazionale verso la donna per sequestro di persona (Magistratura di
Willisau). Tutte queste decisioni difettano di un piccolo ma non trascurabile
particolare: l'esecuzione.
Da Agosto 2004 una donna si nasconde nella
civilissima e super controllata Svizzera o in zone limitrofe e tiene nella
stessa condizione un bambino piccolo, pur rimanendo comunque in continuo
contatto con avvocati, amici e sostenitori. Sicuramente è sostenuta in questa
sua azione contro legge da un gruppo di persone ben organizzate che
evidentemente agiscono in nome della discriminazione. Addirittura nel marzo e
nel settembre 2006 la madre di Ruben ha prima rilasciato una intervista e poi ha
inviato una lettera ad un giornale di Zurigo (SonntagsBlick) spiegando i
"motivi" che la inducono alla latitanza. Esistono in Svizzera anche siti
internet e addirittura due Consiglieri Nazionali che la sostengono in questa sua
azione contro la legge. E’ stato chiaramente da lei affermato che terrà Ruben
nascosto ancora dieci anni, se sarà necessario.
La Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo in data 22 Giugno 2006 ha
emesso una sentenza definitiva di condanna per la Svizzera riconoscendo nell’
operato delle Autorità Elvetiche una lesione al diritto della vita familiare di
Ruben e suo padre. Questo riguarda sia l’eccessiva lunghezza del secondo
procedimento di rimpatrio del bambino che soprattutto il difetto della
esecuzione delle sentenze. In pratica si riconosce alla Svizzera una
corresponsabilità della situazione in atto.
Dall’ agosto 2004 un minore di sei anni è costretto ad una vita di latitanza e
senza alcun rapporto con suo padre. Lo stesso padre non sa piu’ se suo figlio è
vivo o è morto e in che condizioni vive. Per quanto tempo ancora sarà permesso
dalle Autorità questo aberrante stato di reclusione nei confronti di un bambino
che avrebbe il diritto di vivere una vita libera e con due genitori?
Stefano Bianchi, medico toscano, nell’agosto 2004 ha svolto una manifestazione
di protesta davanti all’ Ambasciata svizzera a Roma, incatenandosi e compiendo
uno sciopero della fame che è durato 12 giorni, quando è stato costretto al
ricovero in Ospedale. Non ha mai interrotto le ricerche di Ruben e la
sensibilizzazione delle istituzioni, svizzere ed italiane, a porre fine questa
vergogna.
Ha partecipato a numerosi programmi televisivi ed ha manifestato anche
a Lucerna e Berna, battendosi in tutti i modi civili possibili perché il bambino
sia posto in condizioni di legalità e sicurezza, come sarebbe nei suoi
elementari diritti: per adesso tutto è risultato inutile. Spera sempre che le
promesse da parte del Dipartimento di Giustizia Federale elvetico di compiere il
necessario per ritrovare Ruben siano mantenute, consapevole che il trascorrere
del tempo metta sempre piu’ in pericolo la salute psico fisica di suo figlio.
La storia più nel dettaglio con le date e le decisioni giudiziarie