Scopri che il tuo nuovo dirimpettaio è musulmano, tu:
A cura di Francesco Cocorullo
Pubblicato il 19/05/2005
Altre parole arricchiscono il nostro vocabolario!
Chador
Questa parola è usata spesso sui nostri giornali; essa però non è araba, bensì persiana. Si tratta della traduzione in persiano dell'arabo higiab "velo" derivato dal verbo hagiaba che significa "coprire, velare, nascondere"; Lo stesso vocabolo higiab oltre a significare "velo" significa pure "tenda". Il Corano utilizza però il termine thaub che corrisponde al "vestito" (designa cioè quel vestito bianco lungo portato dagli arabi in Medio Oriente); la problematica del velo è tra le più controverse nell'Islam. Qui non abbiamo spazio per riassumerla, magari prossimamente ci sarà un articolo su ciò; per ora basti sapere che non è imposto un velo che copra tutta la persona (burqa, parola nemmeno araba tra l'altro). Le credenti spesso indossano un foulard che copra i capelli lasciando scoperto il viso (spesso anche soltanto per manifestare la propria religione). Il Corano dice: "dì alle credenti di abbassare i loro sguardi, di essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e di non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, padri (...) e non battano i piedi si da mostrare gli ornamenti che celano" (24,31). Unica eccezione, le donne in menopausa, ai sensi di: "quanto alle donne in menopausa, che non sperano più di sposarsi, non avranno colpa alcuna se abbandoneranno i loro veli, senza per altro mettersi in mostra; ma se saranno pudiche, meglio sarà per loro" (24,60).
Corano
Il nome del testo sacro musulmano (qur'an in arabo) deriva direttamente dalla radice qara'a che significa sia "leggere" sia "recitare". In origine il Corano - chiamato dagli islamici semplicemente il Libro (al-kitab) - era infatti recitato dai fedeli (che non sapevano leggere e scrivere, le prime copie furono redatte solo qualche decennio dopo la morte del Profeta); oggi si effettua una recitazione (qira'a) del Corano durante la preghiera. Il Libro consta di 114 sure (capitoli) a loro volta suddivise in versetti (ayat): si va dalla sura più lunga - la Giovenca di 286 versetti - alla più corta - i Miscredenti, di soli 6 versetti. Il Corano è molto più di un semplice libro sacro: esso è per i musulmani la buona parola, la buona novella, portatrice di luce e grazie, contenente le chiavi per giungere alla salvezza eterna.
Egira
Momento fondamentale della storia islamica, l'egira è senza dubbio il passo più conosciuto da tutti, poichè segna l'inizio dell'era musulmana (ricordo che alle elementari lo ripetevano sempre durante l'ora di religione!). Nella notte fra il 15 ed il 16 luglio 622 Maometto insieme al fidato amico Abu Bakr lasciò Mecca per Medina compiendo l'emigrazione (questo il senso letterale di "egira" ar. higra verbo hagiara "emigrare") più importante nella storia dell'Islam. Il Profeta giunse a Medina dopo un viaggio ricco di peripezie solo il 24 settembre, dopo più di due mesi di cammino; la città di Medina si chiama proprio "città del Profeta" (Madinat an-nabi) anche perchè lì vi morì nel 632 e sempre lì ha sede la sua tomba, venerata dai fedeli durante il pellegrinaggio. In Arabia Saudita ha sede a Medina la più importante università islamica del mondo ed è luogo sacro interdetto ai non islamici; i sauditi la chiamano al-madina al-munawwara (la città illuminata) ed il significato letterale di Madina è proprio "città".