Scopri che il tuo nuovo dirimpettaio è musulmano, tu:
A cura di Francesco Cocorullo
Pubblicato il 08/09/2005
Immagino vi chiediate: "quale relazione può mai intercorrere fra Dante e l'Islam?" Ebbene, l'Altissimo Poeta e la religione d'Oriente hanno qualche punto in comune...
Nel canto XXVIII dell’Inferno si trovano infatti, additati come scismatici, il Profeta Maometto e il genero ‘Ali (figura chiave dello sciismo), i quali subiscono un tremendo castigo. Particolarmente truce la descrizione del Profeta: Già veggia, per mezzul perdere o lulla, com’io vidi un, così si pertugia, rotto dal mento infin dove si trulla: tra le gambe pendevan le minugia; la corata pareva e ‘l tristo sacco che merda fa di quel che si trangugia Questa terribile descrizione ha suscitato talvolta le ire dei musulmani ma in realtà le cose non sono così semplici; Muhammad appare al Poeta interamente squartato, con le budella di fuori, ridotto peggio di una botte (veggia). Alla vista di Dante, il Profeta indica suo genero ‘Ali, anche lui mutilato: Dinanzi a me sen va piangendo 'Ali fesso nel volto dal mento al ciuffetto. E tutti li altri che tu vedi qui, seminator di scandalo e di scisma fur vivi e però son fessi così. La motivazione dell'astio dell'Altissimo Poeta verso Maometto sta nei costumi dell'epoca; nel Medioevo chiunque non fosse stato cristiano era considerato eretico. Siamo nel periodo delle Crociate quindi del grande risentimento verso l'Islam da parte del mondo cristiano: l'atroce pena subita dagli scismatici (mutilati e squartati dai diavoli) è dovuta al fatto che costoro seminarono discordia nel mondo con le loro dottrine. Da buon medievale, quindi, Dante non poteva nutrire sentimenti diversi da questi: l'Islam era una religione nemica che attentava alla cristianità ma fondamentalmente nessuno la conosceva dal punto di vista teologico e dottrinale. Non bisogna dimenticare che la Prima Crociata ebbe luogo quasi due secoli prima della nascita del Poeta (1095-96) e nel 1213 venne indetta la Quinta Crociata sotto papa Innocenzo III; per questo egli, da figlio del suo tempo, non poteva avere una visione "tollerante" della situazione, come diremmo oggi.