Il Profeta Maometto e la rivelazione coranica - parte V

Quinta parte della nascita dell'Islam.

Questa sura, poi collocata all’inizio del Corano, è recitata sempre dai musulmani durante le preghiere rituali e attesta tutta o quasi la fede islamica; si afferma la presenza di un Dio Supremo (Allah), a cui il credente deve sottomettersi completamente.

La sottomissione (islam) è l’essenza della religione islamica in cui il musulmano (muslim) si lega al suo Dio: un Dio d’amore per chi accetta i suoi precetti, un Dio severo e terribile con chi si allontana coscientemente da Lui.

Le esperienze mistiche furono divulgate ben presto dal Profeta all’interno della sua famiglia, esternate cioè non solo alla consorte, ma anche agli altri componenti, soprattutto a due giovani: il cuginetto ‘Ali, di soli 10 anni (futuro capo degli sciiti), e il 15enne schiavo Zayd b. Haritha, regalato da Khadiga a Muhammad dopo la morte dei figli al-Qasim e ‘Abd Allah; inoltre, nella casa del Profeta vivevano anche le sue quattro figlie Zaynab, Ruqaya, Umm Khultum e Fatima.

È parecchio difficile stabilire chi fra queste persone credette subito al dono profetico e abbracciò la nuova religione, ma la storia sostiene che la profezia islamica non fu ben vista nel clan coreiscita; infatti l’islam non era soltanto religione monoteistica assoluta, con odio particolare per qualsiasi forma di politeismo (shirk), ma disciplinava in maniera meticolosa anche aspetti sociali ed economici come l’abolizione dell’usura (riba), un tasso di interesse talvolta parecchio alto che garantiva buoni guadagni ai Quraysh.

Quindi la predicazione di Muhammad non poteva suscitare solo interesse nei governanti, anche perché il Profeta era un ottimo oratore e ben presto ottenne parecchi successi tra le genti meccane, ben felici di convertirsi ad una religione nuova, codificata e proveniente direttamente da Dio, il quale si manifestava tramite Gabriele dettando al Profeta i versetti del Corano. La predicazione pubblica avveniva in una spianata poco distante da Mecca, in cui Muhammad leggeva le sure che gli erano state dettate, e parlava in nome di Dio (bismi ’llahi). (continua)

Fonte: C. Lo Jacono, cit. negli interventi precedenti.

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Pubblicato il giovedì 08 settembre 2005 in: Storia dell'Islam

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