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Legge islamica (sharia)

I pilastri dell'Islam: la professione di fede (shahada)

A cura di Francesco Cocorullo

Pubblicato il 03/11/2005

Iniziamo ad analizzare i cinque pilastri costituenti gli atti del culto islamico.

foto intervento

La professione di fede (shahada)

 

Fondamentale è per ogni musulmano professare la propria fede mediante la shahàda; questo termine rimanda etimologicamente al verbo testimoniare (shahida) e significa anche “certificato, diploma” oltre a professione di fede.

 

Essa consiste in due affermazioni che racchiudono praticamente tutta l’essenza dell’islam: testimonio che non vi è Dio all’infuori di Allah, e che Muhammad è il suo inviato (ashhadu an la ilaha illa Allah wa ashhadu anna Muhammadan rasul Allah). Nella prima frase si enuncia l’assoluta importanza del monoteismo (non vi è Dio all’infuori di Allah) ossia del tawhid (unicità divina) contro lo shirk (associazionismo, politeismo) da sempre combattuto dai musulmani; la seconda frase (Muhammad è il suo inviato) attesta l’importanza del messaggio profetico di Muhammad, che con la sua esistenza ha tratto fuori l’umanità dalle tenebre del politeismo alla luce del monoteismo.

 

Anche la conversione all’islam avviene mediante la shahada; infatti, se un individuo vuole diventare musulmano, non sono necessarie funzioni particolari come avviene per noi cattolici (battesimo). Ci si converte all’islam realizzando che “non vi è Dio all’infuori di Allah e Muhammad è il suo inviato”, praticamente grazie ad un processo interiore, senza figure intermedie come angeli, santi, sacerdoti, che fungono da mediatori; l’islam pone solo il fedele dinanzi a Dio.

 

Una volta compresa la shahada, il neomusulmano la deve pronunziare davanti a due testimoni (musulmani) dopodiché diventa ufficialmente islamico e può professare i riti del culto come tutti i fedeli.

La shahada è accostabile molto lontanamente alla nostra professione di fede rappresentata dal “credo” enunciato nelle messe dopo la lettura del Vangelo; la differenza (oltre alla brevità della professione islamica) sta pure nel fatto che questo pilastro (il meno formale di tutti) è pronunciato dai musulmani in ogni occasione della vita quotidiana, perché rappresenta la “buona parola”  portatrice sempre di luce e benessere.

 

Fonte: Filoramo, Islam, Laterza 2002.

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