Scopri che il tuo nuovo dirimpettaio è musulmano, tu:
A cura di Francesco Cocorullo
Pubblicato il 01/12/2005
Proseguiamo l'analisi della preghiera.
Secondo la giurisprudenza classica, le preghiere canoniche obbligatorie per i musulmani ogni giorno sono cinque; questo numero risalirebbe, stando alla tradizione, ad un viaggio ultraterreno che l’arcangelo Gabriele avrebbe fatto compiere al Profeta Muhammad, conducendolo dalla Mecca a Gerusalemme fino alla visione di Dio, il quale avrebbe riferito al Profeta le incombenze rituali richieste ai suoi fedeli, fissando il numero delle preghiere a cinquanta al giorno; solo le insistenze di Mu|ammad hanno permesso la riduzione a cinque.
Tali preghiere vanno effettuate nelle seguenti parti della giornata: 1. alba (fagr); 2. mezzogiorno (zuhr); 3. pomeriggio (‘asr); 4. tramonto (maghrib); 5. notte (‘isha’). Per determinare l’esatto inizio delle preghiere è nata una vera e propria disciplina che ha codificato con preciso rigore scientifico i momenti clou in cui iniziare a pregare; oggi sui giornali e periodici arabi esistono delle tabelle con gli orari delle preghiere.
In genere nei paesi musulmani l’inizio di ciascuna salat è dato dall’annuncio (adh…n), a cui si dedica uno speciale addetto chiamato muezzin (mu’adhdhin) il quale conosce con estrema precisione i momenti in cui scandire l’annuncio; tale adhan consiste nelle seguenti formule:
Dio è il più grande (Allah akbar), venite alla preghiera (hayy ‘ala as-salat), più la pronunzia della shahada, poi venite alla salvezza (hayy ‘ala al-falah), Dio è più grande (Allah akbar) ripetuto quattro volte.
Dopo un breve tempo (circa 15 minuti) utile per far giungere i fedeli nella moschea, inizia la preghiera vera e propria, preceduta da un altro appello, scandito dalla frase “ecco che si compie la preghiera” (qad qamat as-salat); il fedele deve effettuare le preghiere sempre nell'orario canonico, se dovesse dimenticarsi o non pregare nel tempo stabilito, la salat cade in prescrizione (qada), e deve essere successivamente recuperata. (continua)
Fonte cit. in precedenza.