
Altro requisito importante prima di iniziare la liturgia è la purità rituale; la giurisprudenza distingue due tipi di impurità: visibili e invisibili.
È impossibile accostarsi alla preghiera senza aver raggiunto lo stato di totale purezza; le impurità visibili sono causate dal contatto con sostanze impure (sangue, vino, urina, ecc…) sul corpo o sulle vesti dell’orante, mentre quelle invisibili da svariati motivi. Innanzitutto si suddividono ulteriormente in due classi, le impurità minori causate dal sonno, dai bisogni fisiologici, dalla perdita di sangue, dal contatto con bevande proibite; mentre l’impurità maggiore è causata dai rapporti sessuali, dalle mestruazioni e dai giorni che immediatamente seguono il parto (ovviamente solo per le donne).
La rimozione dell’impurità viene effettuata mediante l’abluzione, consistente in un lavaggio delle parti contaminate, mani, bocca, narici, gomiti, cute, piedi e caviglie; in assenza di acqua, il rito si effettua con polvere o sabbia. Se occorre rimuovere l’impurità maggiore, bisogna allora effettuare una abluzione completa lavando l’intera persona. La pulizia personale ed il luogo in cui si compie sono essenziali ai fini della preghiera, perciò nelle moschee non si usano scarpe e nelle case arabe sono usatissimi stuoie e tappeti, che servono a proteggere la casa da impurità ambientali (questo inoltre ha dato un grande slancio all’arte del tappeto per cui sono famosissimi i paesi orientali). (continua)
arabista83









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