
Per comprendere il senso del terzo pilastro dell’islam occorre analizzare la radice del termine arabo zakat: esso rimanda a due concetti, la “purezza” ed il “donare”.
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nbsp;In effetti è proprio racchiusa in queste due parole l’essenza dell’elemosina rituale imposta ai musulmani; la quale non è da intendere come l’elargizione volontaria di oboli alle persone bisognose, bensì si tratta di una vera e propria tassa imposta ai fedeli, per allentare avarizia e cupidigia, degne di Satana. Anche in questo caso è fondamentale la niyya ossia l’intenzione perché un’elemosina non intenzionale è nulla, occorre sempre porsi nello spirito adatto prima di procedere all’elargizione; compito della zakt è pure quello di allontanare l’usura, crimine considerato fra i più abietti e ripugnanti che l’uomo possa compiere; perciò è fondamentale l’elemosina, in quanto allontana dall’anima l’avarizia che spinge alla vicinanza col diavolo.
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Proprio il Corano afferma che la preghiera a se stante è inutile se non abbinata a opere caritatevoli ed alla zakat stessa: i veri credenti sono definiti “coloro che si levano alla preghiera e danno l’elemosina”. Tuttavia il testo sacro, per evitare ogni forma di ostentazione, invita i fedeli a pagare la tassa in segreto (“se lasciate vedere le vostre elargizioni è un bene; ma è ancora meglio per voi se segretamente date ai bisognosi, ciò espierà parte dei vostri peccati” 2,271).
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Fonte: Filoramo, Islam, Laterza 2002.
arabista83









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