I pilastri dell'Islam: l'elemosina parte II

Andiamo avanti nell'analisi dell'elemosina rituale (zakat)

Oggetto della tassazione sono tutti i beni tangibili che si acquisiscono legittimamente grazie al proprio lavoro, e rappresentano il superfluo, ossia che non alterano il bilancio familiare.

Per attuare l’elemosina, il bene deve essere posseduto da almeno un anno, ed è esentato dalla zakat tutto ciò che, se venduto, mini la stabilità economica delle famiglie; nel mondo animale sono vendibili ovini, bovini, camelidi, ma non animali domestici, cavalli ed animali da lavoro. Per ogni bene viene fissato un limite minimo vendibile e alcune aliquote che variano da bene a bene; nel regno vegetale sono tassabili tutti i prodotti tipici di una determinata regione, cioè orzo, miglio, avena, cereali, riso, frutti, olive, ecc… Nel regno minerale è possibile vendere l’oro, l’argento ed altri minerali preziosi, oltre a tutte le altre mercanzie che abbiano un minimo di mercato (ossia sono scambiabili con denaro).

Alla riscossione della zakat provvedono appositi esattori, i quali hanno il compito di incassare la tassa e distribuirla fra i bisognosi; il Corano codifica diverse classi di “bisognosi”: “il frutto di decime ed elemosine appartiene ai poveri, ai miseri, a coloro che sono incaricati di raccogliere, a quelli di cui si deve conciliare il cuore, e per riscattare schiavi e debitori, per la causa di Dio e per il viandante” (9,60).

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Pubblicato il sabato 07 gennaio 2006 in: Legge islamica (sharia)

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