Scopri che il tuo nuovo dirimpettaio è musulmano, tu:
A cura di Francesco Cocorullo
Pubblicato il 23/03/2006
Ultimo pilastro che ci è rimasto, il pellegrinaggio è il più affascinante forse; si intrecciano realtà e leggenda in questo cammino che il musulmano deve compiere almeno una volta nella vita.
Questo ultimo pilastro dell’islam non è certamente l’ultimo in ordine di importanza. Anzi, possiamo forse dire che si tratta del precetto più suggestivo che esista nella religione musulmana; esso infatti è ricchissimo di sacralità, di pratiche assai complesse, e di moltissime complicate procedure. L’origine del pellegrinaggio è da ricercare agli inizi dell’umanità, quando Dio fece scendere sulla terra attraverso Adamo (profeta per l’islam) una tenda del paradiso, custodita da alcuni angeli; la tenda, circolare, discese nell’attuale Mecca, costituendo uno spazio sacro inviolabile per diavoli, demoni e infedeli: la sacra Ka‘ba.
Il nome Ka‘ba significa “cubo” ed indica la forma che la “tenda” riveste attualmente; siccome sin dai tempi dell’Arabia preislamica la zona ricopriva un vastissimo interesse religioso, si spiega l’enorme emozione che coinvolge ogni anno oltre due milioni di musulmani sparsi per il globo, i quali giungono alla Mecca in Arabia Saudita costituendo un’impressionante fiume umano, davvero assai suggestivo a vedersi.
La legge prescrive che il hagg debba compiersi almeno una volta nella vita e solo se si hanno le possibilità (“gli uomini debbono a Dio il pellegrinaggio alla Casa, quelli di loro che abbiano la possibilità di fare quel viaggio” Corano 3,97) infatti questo è l’unico pilastro non tassativo, ossia è possibile anche non compierlo senza cadere nel peccato. Ciò perché il viaggio in passato poteva durare mesi, anni, e comportava un onere economico enorme; oggi, con aerei ed altri mezzi, la durata è ridotta ma i costi no. (continua)
Fonte: Filoramo, Islam, Laterza 2002 già citato.